MILINDAPAÑHA
LE DOMANDE DEL RE MILINDA
LIBRO I
L'antica narrazione
paragrafi 16/17/18
Traduzione in Inglese dalla versione Pâli
di
T. W. Rhys Davids
Sacred Books of the East, Volume 35 [1890]
fonte: http://sacred-texts.com/bud/milinda.htm
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne
che a fini di lucro.
16. Ora a quel tempo dimorava nella regione
montuosa dell’Himalaya, sul Pendio Custodito, una innumerevole comunità
di Arahat (fratelli che in vita hanno raggiunto il Nibbana). E il
venerabile Assagutta, mediante il suo ascolto divino, udì quelle parole
del re Milinda. Ed egli riunì un’assemblea dell’Ordine
sulla cima della montagna Yugandhara, per poi chiedere ai fratelli: “Vi
è qualche membro dell’Ordine capace di discutere con Milinda
il re, e dissolvere i suoi dubbi?”
Tutti rimasero in silenzio. Una seconda ed una terza volta egli pose a loro
la stessa domanda, e di nuovo nessuno di loro parlò. Allora disse all’Ordine
riunito: “Vi è, reverendi signori, nel paradiso dei Trentatrè,
ad oriente del palazzo Vegayanta, una dimora chiamata Ketumati, dove dimora
il deva Mahasena. Egli è in grado di discutere con Milinda il re,e
di dissolvere i suoi dubbi.” Così l’innumerevole comunità
di Arahat svanì dalla cima della montagna Yugandhara ed apparvero
nel paradiso dei Trentatrè.
17. Sakka, il re dei deva, vide quei fratelli
dell’Ordine giungere da lontano. Alla loro vista si avvicinò
al venerabile Assagutta e, dopo averlo salutato con riverenza, stette ad un
lato. E così stando gli disse: “Grande, reverendo signore, è
la comunità dei fratelli che è giunta. Cosa vogliono? Io sono
al servizio dell’Ordine. Cosa posso fare per voi?”
Il venerabile Assagutta rispose: “Vi è, o re, in India, nella
città di Sagala, un re di nome Milinda. Come disputante non ha eguali,
difficile da superare, è riconosciuto superiore da tutti i fondatori
delle varie scuole di pensiero. Possiede l’abitudine di visitare i membri
dell’Ordine e di tormentarli con questioni filosofiche.”
Allora così gli disse Sakka il re dei deva: “Quello stesso re
Milinda, venerabile, lasciò questa condizione per rinascere come essere
umano. E in quella dimora Ketumati vive un deva, di nome Mahasena, il quale
è in grado di competere con lui e di dissolvere i suoi dubbi. Quel
deva noi supplicheremo di rinascere nella sofferta condizione umana.”
18. Così Sakka, il re dei deva, preceduto
dall’Ordine, entrò nella dimora Ketumati; e dopo aver abbracciato
Mahasena il deva, gli disse: “L’Ordine dei fratelli, Signore,
ti supplica di rinascere nel mondo degli uomini.”
“Io sono privo di desiderio per il mondo degli uomini, Signore, perché
oppresso dalle azioni (Kamma). La vita umana è dura. Qui,
Signore, nel mondo divino, rinascendo in sfere più elevate, io spero
di trapassare!”
Una seconda ed una terza volta Sakka, il re dei deva, ripeté la stessa
richiesta, ma la risposta fu ancora la stessa. Allora il venerabile Assagutta
si rivolse al deva Mahasena dicendo: “Nel passare in rassegna, Signore,
i mondi divini ed umani, non vi è nessuno come voi capace di sviluppare
la fede col confutare le idee eretiche di Milinda il re. L’intero Ordine
vi supplica, Signore: “Accondiscendete, o degno, di rinascere fra gli
uomini, in modo da offrire alla religione del Beato il tuo possente aiuto.”
Allora il deva Mahasena ebbe il cuore colmo di gioia all’idea di offrire
il suo aiuto alla fede col confutare le idee eretiche di Milinda il re; e
diede la sua parola dicendo: “Molto bene, venerabili, io acconsento
di rinascere nel mondo degli uomini.”