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Milindapañha: Libro VII – Le similitudini, cap. VII

61. La brocca

1. “Venerabile Nagasena, quella qualità della brocca di cui dite che bisogna avere, qual è?”

“Proprio come, o re, la brocca quando è piena non fa alcun suono; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, anche quando ha raggiunto la pienezza dell’Ascetismo, e conosce tutta la tradizione, l’insegnamento ed il suo significato, tuttavia non dovrebbe produre alcun suono, né essere orgoglioso, né mostrarsi borioso, ma eliminare l’orgoglio e la superbia, dovrebbe essere retto, né essere loquace, né deprecare gli altri. Questa, o re, è la prima qualità della brocca che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Beato, il signore dei deva, nel Sutta Nipata:

“Ciò che non è pieno, fa rumore,
ciò che è pieno non fa alcun rumore ed è calmo;
lo stolto è come una brocca vuota,
il saggio è come uno stagno profondo, trasparente e pieno.”

62. Il ferro nero

2. “Venerabile Nagasena, quelle due qualità del ferro nero di cui dite che bisogna avere, quali sono?”

“Proprio come, o re, il ferro nero anche se battuto porta dei pesi; allo stesso modo, o re, la mente dello strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe essere capace, perché abituata a meditare, di portare pesanti fardelli. Questa, o re, è la prima qualità del ferro nero che bisogna avere.

3. Ed inoltre, o re, come il ferro nero non vomita l’acqua con sui è stato bagnato; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, non dovrebbe mai abbandonare la fede con cui ha sperimentato la grandezza del Beato, il Supremo Buddha, la perfezione della sua Dottrina, l’eccellenza del suo Ordine – mai abbandonare la conoscenza con cui ha compreso l’impermanenza delle forme, o delle sensazioni, o delle idee, o dell qualità, o dei modi della coscienza. Questa, o re, è la seconda qualità del ferro nero che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Beato, il signore dei deva:

“Quell’uomo purificato con la visione profonda,
istruito con la dottrina dei Nobili,
comprendendo le distinzioni come realmente sono,
perchè dovrebbe tremare? Non in parte,
soltanto, ma nella loro piena estensione, otterrà
le trasparenti vette della condizione di Arahat.”

63. Il parasole

4. “Venerabile Nagasena, quelle tre qualità del parasole di cui dite che bisogna avere, quali sono?”

“Proprio come, o re, il parasole procede al di sopra della testa; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe avere un carattere al di sopra delle cattive disposizioni. Questa, o re, è la prima qualità del parasole che bisogna avere.

5. Ed inoltre, o re, come il parasole è mantenuto sopra la testa con un manico; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe avere la meditazione come suo manico. Questa, o re, è la seconda qualità del parasole che bisogna avere.

6. Ed inoltre, o re, come il parasole protegge dal vento, dal calore e dalla pioggia; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe proteggere dai vuoti venti delle opinioni dei molti Asceti che sostengono le loro varie e divergenti panacee, proteggere dal calore del triplice fuoco (avidità, avversione ed ignoranza), e proteggere dalla pioggia delle cattive disposizioni. Questa, o re, è la terza qualità del parasole che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Venerabile Sariputta, il Comandante della Fede:

“Come un ampio parasole che si apre forte e largo
senza un buco da un bordo all’altro, protegge
dal bruciante calore, dalla possente pioggia;
così il figlio del Buddha, internamente puro,
portando il coraggioso parasole della rettitudine,
protegge dalla pioggia delle cattive intenzioni,
e dal terribile calore del triplice fuoco.”

64. La risaia

7. “Venerabile Nagasena, quelle tre qualità della risaia di cui dite che bisogna avere, quali sono?”

“Proprio come, o re, la risaia è fornita di canali di irrigazione; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe essere fornito dell’elenco dei vari doveri che toccano al retto uomo – i canali che portano acqua alla risaia della dottrina del Buddha. Questa, o re, è la prima qualità della risaia che bisogna avere.

8. Ed inoltre, o re, come la risaia è fornita di argini dove gli uomini riescono a contenere l’acqua, e così portare il raccolto a maturità; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe essere fornito degli argini della rettitudine di vita , e vergogna della colpa, e mantenere il suo Ascetismo integro, e quindi ottenere i relativi frutti. Questa, o re, è la seconda qualità della risaia che bisogna avere.

9. Ed inoltre, o re, come la risaia è fruttifera, colmando il cuore del contadino di gioia, cosicché se la semente è piccola il raccolto sarà grande, e la semente è molta, il raccolto sarà ancora più grande; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe essere fruttifero nel portare molti buoni frutti, rallegrando i cuori di coloro che lo sostengono, cosicché dove si offre poco il risultato sarà grande, e dove si offre molto il risultato sarà ancora più grande. Questa, o re, è la terza qualità della risaia che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Venerabile Upali, colui che portò in alto le regole dell’Ordine:

“Siate fruttiferi come una risaia, sì, siate ricchi
in ogni buona opera! Perché quello è il miglior campo
che frutta il miglior raccolto a chi semina.”

65. La medicina

10. “Venerabile Nagasena, quelle due qualità della medicina di cui dite che bisogna avere, quali sono?”

“Proprio come, o re, i vermi non sono prodotti dalla medicina; allo stesso modo, o re, nessuna cattiva disposizione dovrebbe mai sorgere nella mente dello strenuo monaco, serio nello sforzo. Questa, o re, è la prima qualità della medicina che bisogna avere.

11. Ed inoltre, o re, come la medicina è un antidoto ad un qualsiasi veleno dato da morsi o da contatto, dal mangiare o dal bere o in qualsiasi altro modo; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe rigettare in sé il veleno dell’avidità, della cattiveria, dell’ignoranza, dell’orgoglio e delle false dottrine. Questa, o re, è la seconda qualità della medicina che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Beato, il signore dei deva:

“Lo strenuo monaco che desidera comprendere
la natura e il vero significato
degli elementi che formano i fenomeni
deve trasformarsi in un antidoto
per distruggere tutti i cattivi pensieri.”

66. Il cibo

12. “Venerabile Nagasena, quelle tre qualità del cibo di cui dite che bisogna avere, quali sono?”

“Proprio come, o re, il cibo sostiene tutti gli esseri; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe essere come una maniglia, con cui tutti gli esseri possono aprire la porta del nobile ottuplice sentiero. Questa, o re, è la prima qualità del cibo che bisogna avere.

13. Ed inoltre, o re, come il cibo accresce la forza delle persone; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe crescere in virtù. Questa, o re, è la seconda qualità del cibo che bisogna avere.

14. Ed inoltre, o re, come il cibo è una cosa desiderata da tutti gli esseri; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe essere desiderato da tutto il mondo. Questa, o re, è la terza qualità del cibo che bisogna avere. Perciò è stato detto, o re, dal Venerabile Maha Moggallana:

“Con la rinuncia, la pratica e la rettitudine,
con il dovere compiuto e con le mete raggiunte,
lo strenuo monaco dovrebbe essere
per tutti gli uomini nel mondo una cosa desiderata.”

67. L’arciere

15. “Venerabile Nagasena, quelle quattro qualità dell’arciere di cui dite che bisogna avere, quali sono?”

“Proprio come, o re, l’arciere, quando scocca le sue frecce, pianta entrambi i piedi saldamente a terra, tiene le ginocchia tese, appende la sua faretra alla parte stretta della sua cintola, tiene tutto il corpo fermo, pone le mani saldamente sul punto di unione (della freccia con l’arco), chiude i suoi pugni, non lascia fessure tra le dita, distende il collo, chiude la bocca ed un occhio, prende la mira con gioia al pensiero: “Lo colpirò.”; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo dovrebbe piantare saldamente il piede del suo zelo sulla base della rettitudine, mantenere integra la sua amorevolezza e gentilezza, fissare la sua mente sul soggiogamento dei sensi, mantenersi saldo con la rinuncia e il compimento del dovere, sopprimere eccitazione e senso di debolezza, con continua contemplazione non lasciare nessuna fessura aperta nella sua mente, aumentare il suo zelo, chiudere le sei porte (dei cinque sensi e della mente), e continuare con presenza mentale e concentrazione gioendo al pensiero: “Con il giavellotto della mia conoscenza ucciderò tutte le mie cattive disposizioni.” Questa, o re, è la prima qualità dell’arciere che bisogna avere.

16. Ed inoltre, o re, come l’arciere porta una morsa per raddrizzare frecce piegate, storte e diseguali; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe portare con sé, finché possiede un corpo, la morsa della presenza mentale e della concentrazione, in modo da raddrizzare ogni idea storta, piegata e ambigua. Questa, o re, è la seconda qualità dell’arciere che bisogna avere.

17. Ed inoltre, o re, come l’arciere si esercita ad un bersaglio; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe esercitarsi finché possiede un corpo. E come, o re,,dovrebbe esercitarsi? Dovrebbe esercitarsi nell’idea dell’impermanenza di tutte le realtà, della sofferenza inerente all’individualità, nell’assenza in ogni cosa o creatura di alcun principio duraturo (un’anima); nelle idee delle malattie, nelle piaghe, dolori, mali, malanni del corpo che seguono lo svolgimento delle condizioni necessarie dell’individualità; nelle idee della sua dipendenza su altri, della sua sicura disintegrazione; nelle idee delle calamità, pericoli, paure e sfortune a cui è soggetto; della sua instabilità sotto le mutevoli condizioni di vita; della sua dissoluzione, della sua mancanza di fermezza, del non essere un vero rifugio, né caverna di sicurezza, né casa di protezione, né vero oggetto di fiducia; della sua presunzione, vacuità, pericolo e inconsistenza; del suo essere fonte di dolore e soggetto a pene e pieno di impurità, un ibrido composto di condizioni e qualità che non hanno coerenza; del suo essere cibo uguale al male e al Maligno; del suo inerente inconveniente alle rinascite, vecchiaia, malattia e morte, sofferenze, lamenti, disperazioni; e della corruzione delle brame ed illusioni che non mancano mai. Questa, o re, è la terza qualità dell’arciere che bisogna avere.

18. Ed inoltre, o re, come l’arciere si esercita presto e tardi; allo stesso modo, o re, lo strenuo monaco, serio nello sforzo, dovrebbe esercitarsi nella meditazione presto e tardi. Perciò è stato deto, o re, dal Venerabile Sariputta, il Comandante della Fede:

“Presto e tardi il vero arciere si esercita,
senza mai trascurare la sua arte,
e guadagna la ricompensa e la paga della sua abilità.
Così i figli del Buddha, anche si esercitano nella loro arte.
Senza mai trascurare alcun pensiero,
le condizioni di vita in questo corpo fisico,
che guadagnano i ricchi frutti tanto amati dagli Arahat.”

[Qui finisce il quinto dilemma, il dilemma dell’arciere.]

Qui finiscono le 262 domande di Milinda, come tramandate nel libro nelle sue sei parti, abbellite con 22 capitoli. Ora quelle non tramandate sono 42. Unendo quelle tramandate e quelle non tramandate, in tutto, ve ne sono 304, tutte conosciute come “Le domande di Milinda.”

19. A conclusione di questi dilemmi con le relative risposte tra il re e il Venerabile, questa grande terra, 84.000 leghe di estensione, tremò sei volte fino ai confini dell’oceano, i lampi sfavillarono, i deva fecero cadere una pioggia di fiori dal cielo, lo stesso Maha Brahma manifestò il suo plauso, e vi fu un possente tuono come il fragore e il rimbombo di una tempesta negli abissi. E nello scorgere quella meraviglia, i 500 alti ministri del re, e tutti gli abitanti della città di Sagala che erano lì, e le donne del palazzo reale, si inchinarono a mani giunte innanzi a Nagasena, il grande maestro, per poi andare via.

20. Il re Milinda era colmo di gioia, ed ogni orgoglio era in lui svanito. Divenne consapevole della virtù appartenente alla religione dei Buddha, non ebbe più alcun dubbio sui Tre Gioielli, non dimorò più nella giungla dell’eresia, rinunciò ad ogni ostinazione; e felice oltre misura per le elevate qualità del Venerabile, per gli eccelsi modi adatti ad un asceta, divenne colmo di fede, liberato dalla brama, ogni orgoglio e egoismo abbandonò la sua mente; e come un cobra senza denti disse: “Eccellente, straordinario, venerabile Nagasena! I dilemmi, degni di essere risolti da un Buddha, li avete resi chiari. Nessuno è come voi, fra tutti i seguaci del Buddha, nel risolvere i dilemmi, tranne il Venerabile Sariputta, il Comandante della Fede. Perdonate le mie colpe, venerabile Nagasena. Possa il venerabile Nagasena accettarmi come seguace, come un sincero convertito, da oggi e per tutta la vita!”

21. Da allora in poi il re ed i suoi grandi uomini continuarono a rendere onore a Nagasena, Il re fece costruire un Vihara, chiamato “Il Vihara Milinda”, e lo consegnò al Venerabile Nagasena, e servì lui e tutti i monaci Arahat, di cui egli era il capo con i quattro requisiti di una vita di monaco. Poi, godendo della saggezza del Venerabile, consegnò il suo regno a suo figlio, e abbandonò la vita familiare per l’ascetismo, coltivò la visione profonda diventando egli stesso un Arahat! Perciò è stato detto:

“La saggezza è esaltata in tutto il mondo,
ed il predicare per la durata della Fede.
Quando essi, mediante la saggezza, hanno messo da parte il dubbio
i saggi raggiungono lo Stato di Pace.
Quell’uomo la cui saggezza è salda,
e la presenza mentale è costante,
è il migliore di coloro che ricevono i doni,
la guida degli uomini a cui distinzione è data.
Quindi lasciate che gli uomini capaci, con giusto riguardo
al proprio benessere, onorino i saggi,
degni di onore come il sacro edificio
sotto la cui solida cupola le ossa dei grandi riposano.”

Qui finisce il libro dei dilemmi e delle soluzioni di Milinda e Nagasena.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di T. W. Rhys Davids. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.