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La Vacuità

Si é detto che il più importante tipo di saggezza é quella che comprende la Vacuità.Ogni fenomeno possiede due distinti modi d’essere: quello ultimo e quello convenzionale ed apparente. La Vacuità é il suo modo ultimo, definitivo di esistere, é il modo in cui i fenomeni esistono realmente. Tutto ciò che esiste, ogni fenomeno, ha una qualità essenziale: quella di essere un evento che sorge ed esiste in modo dipendente da qualcos’altro, cioè di essere il prodotto dell’interdipendenza. Questa qualità é la Vacuità. Tuttavia, tutte le cose ci appaiono, istintivamente, come se esistessero indipendentemente, come se fossero dotate di una loro propria, autonoma, esistenza in sé. Ad es. una montagna, vista dalla sua parte sembra possedere inerentemente, per proprio conto, una massa ed una sostanza proprie, indipendenti da qualsiasi condizione: eccola ergersi davanti a noi, imponente, indipendente e concreta, ma se riflettiamo scopriremo gradualmente che essa deve la sua esistenza a una varietà di cause e condizioni e a innumerevoli particelle atomiche tanto piccole da non essere visibili. E’ solo l’unione di tutte queste parti, che a loro volta dipendono l’una dall’altra, a formare la montagna. Essa esiste solo in questo modo “dipendente”; non c’è un’entità “montagna” esistente indipendentemente, un qualcosa separato dalle cause e dalle parti componenti che sono la base della sua esistenza.

La Vacuità quindi non é una negazione del concetto di esistenza, ma suggerisce l’idea che tutta l’esistenza ed i suoi elementi costituenti dipendano dal principio della causalità. Ciò é vero per tutti i fenomeni materiali, grandi o piccini che siano. Così, anche per un chicco d’uva vi é un gran numero di svariate condizioni responsabili della sua attuale esistenza: per es., il campo in cui é cresciuto, la vigna da cui proviene, gli sforzi del contadino, il sole e la pioggia che l’hanno aiutato a svilupparsi. Ogni fenomeno deve la sua esistenza a una miriade di fattori condizionanti. Anche le minuscole particelle atomiche che sono i costituenti di base della materia sono eventi dipendenti: esse dipendono dalle loro parti direzionali così come dalle cause che le hanno prodotte e dagli effetti a cui a loro volta danno luogo. Anche fenomeni meno concreti, come il tempo, sorgono in modo dipendente. Per es., l’anno 2006 a prima vista appare come un solido pezzo di tempo dotato di una sua ben definita identità, mentre in realtà la sua esistenza dipende da periodi di tempo più brevi: mesi, settimane, giorni, che a loro volta dipendono da ore, minuti, secondi, millesimi di secondi e cosi via. Non c’è anno o altro periodo di tempo che esista indipendentemente da periodi di tempo più brevi e se si giungesse a togliere una qualsiasi parte componente l’insieme, l’insieme stesso non potrebbe più esistere. Perfino la mente é priva di esistenza indipendente. Ogni stato mentale dipende da numerosi momenti di coscienza e da svariati fattori mentali. La mente che ha meditato per un’ora sembra avere un’identità propria e indipendente, ma se l’analizziamo troveremo che essa dipende totalmente da diversi singoli pensieri, percezioni e sentimenti sperimentati in quell’ora, oltre che dagli oggetti di meditazione. Anche particolari fattori mentali (come, ad es., le sensazioni di piacere e dolore) dipendono da svariate condizioni che, una volta riunite, provocano quella particolare impressione. Nemmeno il flusso ininterrotto della coscienza che migra da una vita all’altra fino a raggiungere la buddhità esiste in modo indipendente: essa esiste in uno stato costante di cambiamenti momentanei e perciò dipende da un numero infinito di momenti che formano la sua continuità. La persona è dipendente. La possiamo pensare composta di un corpo e una mente, ma non la possiamo identificare né con l’uno né con l’altra. Né possiamo pensare che qualcuno sia le proprie ossa o la propria carne o il proprio stato d’animo o la propria ricettività. In realtà, la persona esiste semplicemente in dipendenza dei costituenti fisici e mentali che la compongono. Essa non ha un’esistenza propria, indipendente da questi fattori, né si identifica con essi. Anche i fenomeni permanenti ed incondizionati, come ad es. lo spazio, sono entità dipendenti. In questa stanza lo spazio (cioè, la semplice mancanza di contatto ostacolante) dipende dalle sue parti direzionali, ossia dall’assenza di ostacoli nelle varie parti della stanza. Oltre a dipendere da cause e parti componenti, i fenomeni dipendono anche dalla designazione della mente: tutti i fenomeni sono semplicemente designati dalla mente e nulla può esistere indipendentemente da tale designazione. “Designare qualcosa con la mente” non significa altro che apprendere. Pensiamo a una lampada nella nostra stanza: é proprio pensandola che la apprendiamo e così facendo la designiamo. Perciò la designazione é la qualità fondamentale della mente con la quale essa apprende gli oggetti. 

Possiamo apprendere, o designare, sia entità esistenti che non-esistenti. Se ciò che apprendiamo é esistente, la mente che apprende é una mente valida (corretta); se invece ciò che designiamo non esiste, la mente che apprende é erronea. Per es., passeggiando in un giardino potremmo notare un oggetto piuttosto lungo, avvolto a spirale, seminascosto dall’erba alta: a questo punto, indietreggiamo impauriti scambiandolo per un serpente, ma una volta avvicinatici cautamente per osservarlo meglio ci rendiamo conto che non si tratta di un serpente ma della canna per innaffiare. La percezione iniziate ha designato un serpente ma – poiché il suo oggetto non era in realtà un serpente – quella percezione era errata. In un’altra circostanza potremmo invece vedere un oggetto e riconoscerlo correttamente come serpente: in questo caso la designazione di serpente corrisponde alla realtà e perciò la mente che percepisce é corretta. Quindi, quando si afferma che tutti i fenomeni esistenti sono delle designazioni della mente, dev’esser chiaro che in questo caso per “mente” si intende una mente “valida”. Ciò non significa che un qualsiasi particolare stato mentale possa inventarsi l’esistenza di un fenomeno. Dunque, tutti i fenomeni esistono in dipendenza di cause e condizioni (se si tratta di fenomeni condizionati), parti componenti e designazioni mentali. Ossia, niente esiste in modo autonomo e indipendente da cause, parti e designazione. La Vacuità non é altro che la semplice assenza di qualsiasi tipo di esistenza intrinseca ed indipendente dei fenomeni. Per es., un rosario dipende dalla designazione mentale: perciò non esiste come un’entità autonoma, indipendente dalla designazione della mente. Questa mancanza di esistenza propria, indipendente, del rosario, é la vacuità del rosario. E questa vacuità é il modo di esistere ultimo e profondo del rosario. D’altra parte, il rosario che esiste in modo convenzionale non é altro che il rosario designato dalla mente. Vi sono perciò due aspetti nel modo di esistere del rosario: quello ultimo e quello convenzionale. E per quanto si possa pensare che questi due aspetti siano distinti, essi sono essenzialmente identici. In altre parole, possiamo pensare e descrivere questi due modi di esistere del rosario (cioè, il suo essere solo una designazione mentale e il suo essere vuoto di esistenza indipendente dalla designazione della mente) come distinti, ma in lealtà essi sono un’unica cosa. Affermando l’esistenza dei fenomeni in questo duplice aspetto, si evita l’errore di cadere nelle posizioni estremiste di eternalismo e nichilismo. Negando l’esistenza indipendente dei fenomeni evitiamo l’estremismo degli eternalisti (che considerano le cose come dotate di esistenza intrinseca); e affermando l’esistenza designata e dipendente di tutti i fenomeni, sfuggiamo all’estremismo dei nichilisti (che negano completamente l’esistenza dei fenomeni). La vera natura dei fenomeni é libera da entrambi gli estremi, poiché essi non esistono intrinsecamente ma esistono come designazioni. Ecco perché si dice che essi occupano per natura la via di mezzo.

tratto da: IL SUTRA DEL CUORE DELLA SAGGEZZA di Aldo Franzoni