JATAKA - LE NASCITE (Vite precedenti del Buddha)
Volume I

Jtk 2: Vannupathajataka

Un tempo, quando Brahmadatta era re a Benares nel Kasi, il Bodhisatta rinacque in una famiglia di mercanti. Raggiunta la maggiore età, iniziò a viaggiare per commerciare con 500 carri. Un giorno giunse in un deserto lungo circa sessanta leghe, la cui sabbia era così fine che, una volta afferrata, scorreva via tra le dita di un pugno chiuso. All'alba il sole diventava caldo come brace e nessuno poteva camminarci sopra. Di conseguenza, coloro che lo attraversavano, portando legna da ardere, acqua, olio, riso e così via sui loro carri, viaggiavano solo di notte. All'alba disponevano i loro carri in cerchio, montavano delle tende e dopo un primo pasto si sedevano all'ombra tutto il giorno.

Quando il sole tramontava, mangiavano il loro pasto serale; e, con la frescura della notte continuavano il viaggio. Viaggiare in questo deserto era come un viaggio in mare; una "guida del deserto", veniva chiamato, chi indicava la direzione osservando le stelle. Anche il nostro mercante usava lo stesso metodo per viaggiare in quel deserto.

Dopo aver percorso appena sette miglia, pensò tra sé e sé: "Stasera usciremo da questo deserto." Quindi, dopo aver cenato, ordinò di buttare via la legna e l'acqua, e dopo aver aggiogato i carri, si mise in cammino. Nel carro di testa sedeva il nocchiero sul sedile, osservando le stelle in cielo per indicare la direzione. Ma, da molto tempo non dormiva e stanco si addormentò, e non si accorse che i buoi avevano invertito la direzione e stavano tornando indietro. Per tutta la notte i buoi continuarono a camminare, ma all'alba il nocchiero si svegliò e, osservando la disposizione delle stelle in alto, urlò: “Girate i carri! Girate i carri!” E mentre giravano i carri e li rimettevano nella giusta direzione in linea, il sole era ormai sorto.

"E' qui che ieri ci siamo accampati!", gridarono le persone della carovana. “Abbiamo buttato tutta la nostra legna e l'acqua. Siamo perduti." Così dicendo, staccarono i loro carri, li disposero in cerchio, e montarono le tende; poi ognuno fu preda della disperazione. Pensò il Bodhisatta: "Se cedo, tutti moriranno." Così iniziò a meditare camminando avanti e indietro quando era ancora presto e l'aria era fresca, fino a quando non vide un ciuffo d'erba kusa. "Quest'erba", pensò, "può crescere qui solo se c'è dell’acqua."

Quindi ordinò di portare una vanga e di scavare una buca in quel punto. Scavarono una buca profonda una sessantina di cubiti, fino a che la vanga colpì una roccia e si ruppe, gettando tutti nello sconforto.  Ma il Bodhisatta, sicuro che ci doveva essere dell'acqua sotto quella roccia, si calò nella buca e si chinò sulla roccia. Abbassandosi, appoggiò l'orecchio e ascoltò. Catturando il suono dell'acqua che scorreva sotto, uscì e disse a un ragazzo: “Ragazzo mio, se ti arrendi, moriremo tutti. Quindi animo e coraggio. Scendi nella buca con questo piccone e colpisci la roccia.”

Obbediente alle richieste del suo padrone, il ragazzo, risoluto, mentre tutti gli altri avevano perso ogni speranza, scese e colpì la roccia. La roccia che aveva arginato la corrente, si spaccò e franò. Subito sgorgò l'acqua dalla buca alta come una palma; e tutti bevvero e si lavarono. Poi dopo aver tagliato assi e gioghi in eccesso, cucinarono il riso, lo mangiarono e diedero da mangiare anche ai loro buoi. Appena il sole tramontò, issarono una bandiera sul lato del pozzo e proseguirono verso la loro destinazione. Lì barattarono via i loro beni per due e quattro volte il loro valore. Con il guadagno tornarono alle loro case, dove vissero e trapassarono in base alle azioni compiute. Anche il Bodhisatta dopo una vita trascorsa nel fare del bene, trapassò allo stesso modo in base alle sue azioni.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Robert Chalmers, 1895. The Jātaka, or Stories of the Buddha’s Former Births, edited by E.B. Cowell, published by The Cambridge University Press.Tradotto in italiano da Enzo Alfano.