JATAKA - LE NASCITE (Vite precedenti del Buddha)
Volume I

Jtk n.13 - Kandina-jataka

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Robert Chalmers. [1895]
Tradotto in italiano da Francesco Viterbo.
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne che a fini di lucro.

"Maledetto sia il dardo d'amore."-- Questa storia fu narrata dal Maestro a Jetavana riguardo la tentazione causata ai Confratelli dalle mogli della loro vita mondana. Questa sarà narrata nell' Indriya-jataka nell'Ottavo Libro. Disse Il Beato al Fratello, “Fratello, fu per causa di questa donna che in tempi passati trovasti la morte e fosti arrostito sul braci incandescenti.” I Confratelli chiesero al Beato di spiegare ciò. Il Beato rese chiaro ciò che era stato nascosto loro dalla rinascita.
(D'ora in poi ometteremo le parole riguardo le richieste di spiegazioni dei Confratelli e il chiarimento di ciò che era stato nascosto dalla rinascita; e diremo solo “detta questa storia del passato.” Quando solo ciò è detto, tutto il resto va riferito e ripetuto come sopra, – la richiesta, il paragone della liberazione della luna dalle nuvole, ed il chiarimento di ciò che è stato nascosto dalla rinascita.)

Un tempo nel regno di Magadha il re regnava a Rajagaha, e quando le colture furono cresciute i cervi furono esposti a grandi pericoli, sicché si ritirarono nella foresta. Ora un certo cervo di montagna della foresta, essendo divenuto affezionato ad una cerva che veniva da un villaggio vicino, fu spinto dal suo amore per lei ad accompagnarla quando i cervi tornarono a casa dalla foresta. Disse lei, “Tu, signore, sei un semplice cervo di foresta, e i dintorni del villaggio sono pieni di pericoli e insidie.
Perciò non venire giù con noi.” Ma a causa del suo grande amore per lei, lui non restò, ma venne con lei.
Quando seppe che era il periodo in cui i cervi scendevano dalle colline, la gente di Magadha si pose in agguato sulla via; e un cacciatore stava in agguato proprio sulla strada lungo la quale la coppia stava viaggiando. Fiutando un uomo, la giovane cerva sospettò che un cacciatore fosse in agguato, e fece andare avanti il cervo, seguendolo a debita distanza. Con una singola freccia il cacciatore stese il cervo, e vedendolo colpito la cerva scappò come il vento. Poi quel cacciatore venne fuori dal suo nascondiglio e scuoiò il cervo e accendendo un fuoco cucinò la sua dolce carne sulle braci. Quando ebbe mangiato e bevuto, portò a casa i resti della carcassa sanguinante sulla sua asta da trasporto per deliziare i suoi figli.
Ora in quei giorni il Bodhisattva era una fata che dimorava nel cuore di quel boschetto di alberi, e notò ciò che era accaduto. “Non furono padre o madre, ma solo la passione che distrusse questo sciocco cervo. L'alba della passione è beatitudine, ma la sua fine sono dolore e sofferenza,--la dolorosa perdita della mani, e la sofferenza delle cinque forme di legami e colpi. Causare la morte di un altro è considerata infamia in questo mondo; infame anche è la terra nella quale una donna domina e governa; e infami sono gli uomini che cedono al dominio delle donne.”
E con essa, mentre le altre fate degli alberi applaudirono ed offrirono profumi e fiori e altro in omaggio, il Bodhisattva unì le tre infamie in una singola strofa, e fece riecheggiare il legno con i suoi dolci toni quando insegnò la verità in questi versi:
Dannato sia il dardo dell'amore che conduce gli uomini al dolore!
Dannata sia la terra dove le donne regnano supreme!
E dannato sia lo sciocco che si piega al dominio di una donna!
Così in una singola strofa furono incluse le tre infamie dal Bodhisattva, e gli alberi riecheggiarono mentre insegnava la Verità con tutta la maestria e grazia di un Buddha.

La sua lezione finì, il Maestro predicò le Quattro Nobili Verità, al termine delle quali il Fratello sofferente d'amore si stabilì nel Frutto del Primo Sentiero. Avendo narrato le due storie, il Maestro mostrò la connessione che le legava, ed identificò la Nascita.
(D'ora in avanti, ometteremo “avendo narrato le due storie,” e diremo semplicemente “mostrata la connessione...;” le parole omesse vanno riferite come prima.)
“In quei giorni,” disse il Maestro, “il fratello sofferente d'amore era il cervo di montagna; la sua moglie mondana era la giovane cerva, ed io stesso ero la fata che predicò la Verità mostrando la colpa della passione.”