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Domande e risposte

D. Mi sto impegnando molto nella pratica, ma sembra che non porti da nessuna parte.
R. Questo e’ molto importante. Nella pratica, non cercare di arrivare da qualche parte. Lo stesso desiderio di essere libero o illuminato sara’ quello che ti impedisce di liberarti. Puoi sforzarti quanto vuoi, praticare ardentemente giorno e notte, ma se lo fai avendo ancora in mente questo desiderio di arrivare, non troverai mai la pace. L’energia di questo desiderio sara’ fonte di dubbio e irrequietezza. A prescindere dal tempo e dallo sforzo che dedichi alla pratica, la saggezza non nasce dal desiderio. Percio’, semplicemente, molla la presa. Osserva la mente e il corpo con attenzione senza cercare di ottenere nulla. Non attaccarti nemmeno alla pratica dell’illuminazione.
D. E riguardo al sonno? Quanto dovrei dormire?
R. Non chiederlo a me, non posso dirtelo io. Per alcuni quattro ore per notte e’ una buona media. La cosa importante, pero’, e’ osservarsi e conoscersi. Se ti abitui a dormire troppo poco, il corpo provera’ disagio e sara’ difficile conservare la presenza mentale. Troppo sonno produce una mente ottusa o irrequieta. Trova da solo il tuo equilibrio naturale. Osserva attentamente la mente e il corpo, e prendi nota delle tue esigenze in fatto di sonno finche’ scopri la quantita’ ottimale. Se quando ti svegli ti giri dall’altra parte per farti un altro sonnellino, e’ una contaminazione. Instaura la presenza mentale non appena apri gli occhi.
D. E per il cibo? Quanto dovrei mangiare?
R. Mangiare e’ come dormire. Devi conoscerti. Il cibo deve essere consumato per venire incontro ai bisogni del corpo. Considera il cibo che mangi come una medicina. Mangi tanto che ti viene sonno dopo il pasto, e diventi piu’ grasso ogni giorno che passa? Smetti! Esamina il tuo corpo e la tua mente. Non c’e’ bisogno di digiunare. Piuttosto, fai degli esperimenti sulle quantita’ di cibo che assumi. Trova l’equilibrio naturale per il tuo corpo. Metti tutto il tuo cibo nella ciotola, come prescrive la pratica ascetica. Cosi’ ti sara’ facile valutare quanto mangi. Osservati attentamente mentre mangi. Conosciti. L’essenza della nostra pratica si riduce a questo. Non devi fare niente di speciale. Solo osservare.
Esaminarti. Osservare la mente. Allora saprai qual e’ il giusto equilibrio naturale per la tua pratica.

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D. E’ consigliabile leggere molto o studiare le scritture come parte della pratica?
R. Il Dhamma del Buddha non si trova nei libri. Se veramente vuoi renderti conto di persona di quello che diceva il Buddha,, non hai bisogno dei libri. Osserva la tua mente. Esaminala per renderti conto di come le sensazioni vanno e vengono, di come i pensieri vanno e vengono. Non nutrire attaccamento per nulla. Semplicemente sii mentalmente presente a tutto quello che c’e’ da vedere. Questa e’ la via alle verita’ del Buddha. Sii spontaneo. Tutto quello che fai nella tua vita e’ un’occasione per praticare. E’ tutto Dhamma. Quando sbrighi le faccende, cerca di farle con attenzione. Se vuoti una sputacchiera o pulisci il gabinetto, non viverlo come se stessi facendo un favore a qualcuno. Il Dhamma sta anche nel vuotare una sputacchiera. Non credere di star praticando solo quando sei seduto immobile a gambe incrociate. Alcuni di voi si sono lamentati di non avere tempo per praticare. Avete tempo per respirare? Ecco la tua meditazione: presenza mentale, naturalezza in tutto quello che fai.

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D. A volte la disciplina monastica mi da’ dei problemi. Uccidere accidentalmente un insetto e’ male?
R. Sila, che significa disciplina e moralita’, e’ essenziale per la nostra pratica, ma non bisogna attenersi alle regole ciecamente. Nell’uccidere un animale o nell’infrangere una qualsiasi altra regola, cio’ che conta e’ l’intenzione. Cerca di conoscere la tua mente. Non preoccuparti eccessivamente della disciplina monastica. Se usata correttamente, e’ di sostegno alla pratica, ma certi monaci sono talmente ossessionati da ogni minima inezia da rovinarsi il sonno. La disciplina non deve essere un peso. Nella pratica che facciamo qui, la disciplina e’ la base, una buona disciplina arricchita dalle varie regole e pratiche ascetiche. Esercitare la presenza mentale e l’attenzione anche rispetto alle molte regole supplementari oltreche’ ai 227 precetti fondamentali, e’ di grande aiuto. Semplifica la vita. Non c’e’
bisogno di chiedersi come bisogna agire, cosi’ si puo’ evitare di pensarci e limitarsi a esercitare la presenza mentale.
La disciplina ci permette di vivere insieme in armonia, di fare andare d’accordo la comunita’. Esteriormente tutti appaiono e si comportano allo stesso modo. Disciplina e moralita’ sono il trampolino di lancio verso la concentrazione e la saggezza. Un uso corretto della disciplina monastica e dei precetti ascetici ci costringe a vivere semplicemente, a limitare i nostri possedimenti personali. Percio’, qui c’e’ tutta la pratica del Buddha: astenersi dal male e fare il bene, vivere semplicemente attenendosi ai bisogni elementari, purificare la mente. E questo significa fare attenzione alla mente e al corpo in tutte le posizioni; stando seduti, camminando, in piedi o distesi, cercare di conoscere se stessi.

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D. Che si puo’ dire degli altri metodi di pratica? Di questi tempi sembra esserci una quantita’ di maestri e di sistemi di meditazione, e questo confonde le idee.
R. E’ come entrare in citta’. Si puo’ venire da nord, da sud-est, da molte vie. Spesso questi sistemi sono diversi solo esteriormente. Che cammini in una direzione o in un’altra, velocemente o lentamente, se lo fai con presenza mentale, non c’e’ nessuna differenza. C’e’ un unico punto essenziale a cui in un modo o in un altro tutte le pratiche valide devono arrivare, e cioe’ il non attaccamento. Alla fine, tutti i sistemi vanno abbandonati. Ne’ si puo’ continuare a dipendere dal maestro. Se un sistema porta alla rinucia, al non attaccamento, e’ una pratica corretta. Si puo’ avere il desiderio di viaggiare, di incontrare altri maestri e sperimentare altri sistemi. Alcuni di voi l’hanno gia’ fatto. E’ un desiderio naturale. Scoprirai che porre mille domande e conoscere molti sistemi non ti porta alla verita’. Alla fine ti annoierai. Capirai che solo fermandoti ed esaminando la tua mente scoprirai quello di cui parlava il Buddha. Senza bisogno di cercare fuori di te. Alla fine dovrai tornare a confrontarti con la tua vera natura. Ed e’ a quel punto che capirai il Dhamma.

[…]

D. Ho ancora tanti pensieri. La mia mente si distrae continuamente anche se mi sforzo di essere attento.
R. Non preoccuparti di questo. Cerca di trattenere la tua mente nel presente. Qualunque cosa emerga nella tua mente, osservala e basta. Lasciala andare. Non desiderare neppure di sbarazzarti dei pensieri. Allora la mente raggiungera’ il suo stato naturale. Nessuna discriminazione fra buono e cattivo, caldo e freddo, veloce e lento. Niente io e tu, nessun se’. Semplicemente quello che c’e’. Quando fai il giro per la questua, non devi fare niente di speciale. Solo camminare e vedere quello che c’e. Non serve attaccarsi all’isolamento e alla solitudine. Dovunque sei, conosciti attraverso la naturalezza e la vigilanza. Se sorgono dubbi, osservali venire e andare. E’ molto semplice. Non aggrapparti a nulla.
E’ come camminare lungo una strada. Di quando in quando si incontrano degli ostacoli. Quando incontri le contaminazioni, limitati a vederle e a superarle lasciandole andare. Non pensare agli ostacoli che hai gia superato. Non preoccuparti di quelli che ancora non hai incontrato. Resta nel presente. Non interessarti di quanto e’ lunga la strada, ne’ della destinazione. Tutto cambia. Qualunque cosa sperimenti, non ti attaccare. Alla fine la mente raggiungera’ un suo equilibrio naturale in cui la pratica diventa automatica. Tutto verra’ e passera’ da se’.

D. Spesso ho l’impressione che molti monaci che sono qui non stiano praticando. Sembrano sciatti e assenti. Questo mi da’ fastidio.
R. Non va bene osservare gli altri. Non ti aiuterà nella pratica. Se provi fastidio, osserva il fastidio che e’ nella tua mente. Se la disciplina degli altri lascia a desiderare, se sono o non sono bravi monaci, non sta a te giudicarlo. Non scoprirai la saggezza osservando gli altri. La disciplina monastica e’ uno strumento al servizio della tua pratica. Non e’ un’arma da usare per criticare e censurare. Nessuno può’ praticare al posto tuo, ne’ tu puoi farlo al posto di un altro. Limitati a essere consapevole di quello che fai tu. E’ cosi’ che si pratica.

(…)

D. Ho dedicato una cura particolare alla pratica del controllo dei sensi. Tengo sempre gli occhi bassi e sono consapevole di ogni piccola azione che faccio. Quando mangio, ad esempio, ci metto molto tempo e cerco di seguire ogni fase: masticare, assaporare, inghiottire e cosi’ via. Faccio ogni passo con misura e accuratezza. Sto praticando correttamente?
R. Controllare i sensi e’ una pratica corretta. Dovremmo tenerla presente per tutto l’arco della giornata. Ma senza strafare! Cammina, mangia, agisci con naturalezza. E poi coltiva una naturale attenzione verso ciò’ che accade dentro di te.
Non costringere la tua meditazione, e neppure te stesso, dentro schemi di comportamento rigidi. E’ un’altra forma di avidità’. Sii paziente. Pazienza e forza d’animo sono indispensabili. Se agisci con naturalezza e con presenza mentale, anche la saggezza arriverà’ naturalmente.

D. Le sedute di meditazione devono essere molto lunghe?
R. No, non c’è’ bisogno di sedersi per ore e ore. C’è’ chi pensa che più’ si riesce a stare seduti, più si e’ saggi. Ho visto delle galline sedute sul loro nido per giorni interi! La saggezza viene dall’esercizio della presenza mentale in tutte le posizioni. La tua pratica dovrebbe cominciare dal momento in cui ti svegli al mattino e continuare fino a che non ti addormenti. Non preoccuparti di quanto tempo riesci a stare seduto. La sola cosa che conta e’ che resti vigile, lavorando, facendo meditazione o andando al bagno. Ognuno ha un suo ritmo naturale. Alcuni di voi moriranno a cinquant’anni, altri a sessantacinque, altri ancora a novanta. Quindi anche la vostra pratica non sarà uguale per tutti.
Non ci pensate, non ve ne preoccupate. Cercate di essere mentalmente presenti e lasciate le cose al loro corso naturale. La vostra mente sarà sempre più’ silenziosa in ogni circostanza. Diventerà calma come un limpido laghetto nella foresta. Ogni sorta di animali rari e meravigliosi verranno ad abbeverarsi. Vedrete chiaramente la natura di tutte le cose, di tutti i sankhara che sono al mondo. Vedrete andare e venire molte cose strane e meravigliose. Ma voi resterete fermi. Ci saranno dei problemi, ma immediatamente capirete di che si tratta. Questa e’ la felicita’ del Buddha.

D. Hai detto che samatha e vipassana, cioe’ concentrazione e visione profonda, sono la stessa cosa. Puoi spiegarti meglio?
R. E’ semplicissimo. Concentrazione e visione profonda operano di concerto. All’inizio la mente diventa tranquilla fissandosi su un oggetto di meditazione. E’ calma solo quando ti siedi con gli occhi chiusi. Questo è samatha, quella base di samadhi da cui alla fine emerge la saggezza, o vipassana. A quel punto la mente e’ calma, sia se stai seduto con gli occhi chiusi, sia se cammini per una citta’ affollata. Si tratta di questo. Una volta eri un bambino. Ora sei un adulto. Il bambino e l’adulto sono la stessa persona? Da un certo punto di vista sì’, ma si puo’ dire anche che siano diversi. Allo stesso modo samatha e vipassana si possono anche considerare distinte. Oppure è come per il cibo e le feci. Cibo e feci si possono considerare la stessa cosa o due cose distinte. Ma non credere a quello che dico io, pratica e scoprilo di persona. Non serve niente di speciale. Se indaghi su come nascono la concentrazione e la saggezza, capirai da solo qual è’ la verità’. Di questi tempi la gente si fissa sulle parole. Dice di praticare la vipassana, e trascura samatha. Oppure dice di praticare samatha, e che e’ indispensabile che samatha venga prima della vipassana. Tutto questo è sciocco. Comincia a praticare, e vedrai da te.

D. Nella nostra pratica meditativa e’ necessario saper entrare in uno stato di assorbimento (jhana)?
R. No, l’assorbimento non e’ necessario. Devi raggiungere un grado medio di quiete e uniformità’ mentale, e servirtene per esaminare te stesso. Non serve niente di speciale. Se praticando si produce uno stato di assorbimento, va bene anche questo. Solo, non affezionartici. Può diventare un gioco molto divertente. Devi sapere qual e’ il giusto limite. Se sei saggio, conoscerai l’utilità’ e i limiti dell’assorbimento, cosi’ come conosci i limiti di un bambino rispetto a un adulto.

D. Perchè’ seguiamo certe regole ascetiche come quella di mangiare solo dalla propria ciotola?
R. I precetti ascetici ci aiutano a ridurre le contaminazioni. Per esempio, quello che prescrive di mangiare dalla propria ciotola ci aiuta a essere più’ consapevoli che il cibo e’ come una medicina per noi. Se non fosse per le contaminazioni non avrebbe importanza come si mangia. Qui pero’ ricorriamo alla forma per semplificare la pratica. Il Buddha non imponeva i precetti ascetici a tutti i monaci, ma li consenti’ a chi aspirava a un certo rigore nella pratica. Sono un complemento della disciplina esteriore, e perciò’ aiutano ad accrescere la fermezza e l’energia mentale. Queste regole devi tenerle per te. Non guardare come praticano gli altri. Guarda la tua mente e renditi conto di quello che va bene per te. La regola per cui dobbiamo accettare qualunque alloggio di meditazione ci venga assegnato ha un analogo
valore disciplinare. Impedisce ai monaci di affezionarsi alla propria abitazione. Se tornano dopo un periodo di assenza devono prenderne una nuova.. La nostra pratica e’ questa: non attaccarsi a nulla.

D. Se e’ importante mettere il proprio cibo tutto insieme nella ciotola, perché tu, che sei l’istruttore, non lo fai? Non credi che sia importante per un istruttore dare l’esempio?
R. Si’, e’ vero, un istruttore dovrebbe essere d’esempio ai suoi discepoli. Non mi importa di essere criticato. Fate pure tutte le domande che volete. Ma e’ importante che non vi attacchiate all’istruttore. Se fossi assolutamente perfetto nella forma esteriore, sarebbe terribile. Sareste tutti troppo dipendenti da me. Anche il Buddha a volte diceva ai suoi discepoli di fare una certa cosa mentre lui ne faceva un’altra. I vostri dubbi riguardo all’istruttore possono aiutarvi. Osservate le vostre reazioni. mi credete se vi dico che tengo fuori dalla mia ciotola qualche porzione di cibo per i laici che lavorano attorno al tempio? Vegliare e coltivare la saggezza sta a voi. Prendete dall’istruttore quello che c’è di buono. Siate consapevoli della vostra pratica personale. Se io mi riposo mentre tutti voi dovete sedere in meditazione,
questo vi fa arrabbiare? Se dico che il blu e’ rosso o che un maschio e’ una femmina, non seguitemi ciecamente.
Uno dei miei istruttori mangiava molto velocemente. E quando mangiava faceva rumore. Eppure ci insegnava a mangiare lentamente e con attenzione. Lo guardavo, e inevitabilmente provavo un gran fastidio. Io soffrivo, ma lui no! Guardavo fuori di me. Poi ho imparato. Certe persone guidano a velocità’ elevata, ma con prudenza. Altre vanno lente, ma hanno una quantità’ di incidenti. Non attaccatevi alle regole, alla forma esteriore. Se guardate gli altri per un dieci per cento del tempo massimo, e guardate voi stessi per il restante novanta per cento, e’ una pratica corretta.
All’inizio avevo l’abitudine di osservare il mio maestro, Achaan Tong Rath, e avevo molti dubbi. Si credeva persino che fosse matto. Faceva cose strane, o maltrattava i suoi discepoli. Esteriormente era arrabbiato, ma dentro non c’era nulla. Non c’era nessuno. Era un uomo notevole. Lucido e presente a se stesso fino all’ultimo attimo della sua vita.
Guardare fuori di se significa paragonare, discriminare. Non troverete la felicita’ con questo sistema. Ne’ troverete la pace se perdete tempo a cercare l’uomo perfetto o il maestro perfetto. Il Buddha ci ha insegnato a guardare il Dhamma, la verità’, non gli altri.

Domande di monaci occidentali e risposte del Ven. Achaan Chah.