Dhammapada vv. 360 / 382

IL RINUNCIANTE

 

360
E’ giusto disciplinare lo sguardo.
E’ giusto disciplinare l’udito.
E’ giusto disciplinare l’odorato.
E’ giusto disciplinare la lingua.

361
E’ giusto essere disciplinati nel corpo.
E’ giusto essere disciplinati nella parola.
E’ giusto essere disciplinati nella mente.
E’ giusto essere disciplinati
in tutto.
Il rinunciante che disciplina
ogni suo aspetto realizza la libertà
dalla sofferenza.

362
Chi rettamente si disciplina
in tutte le azioni,
chi è raccolto,
appagato e gioisce
della contemplazione in solitudine:
questi è un rinunciante.

363
E’ gradevole ascoltare
le parole di un rinunciante
saggio, non tronfio
la mente raccolta
la parola contenuta
e chiara nel significato.

364
Chi dimora nel Dhamma
chi nel Dhamma trova gioia
chi contempla il Dhamma
chi affida alla memoria il Dhamma
non perde la Via.

365
Lamentarsi della propria sorte
o invidiare i privilegi degli altri
ostacola la pace della mente.

366
Viceversa: contento
anche con poco
puro nel modo di vivere e vitale
sei da tutti tenuto in grande stima.

367
I veri rinuncianti
considerano l’interezza di corpo e mente
non sfiorati da pensieri di "io" o "mio"
e privi di desiderio
per ciò che non possiedono.

368
Il rinunciante
che dimora nella gentilezza amorevole
con cuore devoto
all’insegnamento del Buddha
incontra pace, silenzio e beatitudine.

369
Vuota l’acqua dalla tua barca,
liberati dalle inquinanti passioni
della brama e dell’odio:
disincagliato salpa
verso la liberazione.

370
Chi ha disinnescato
i rozzi attaccamenti
e gli attaccamenti sottili
chi coltiva le facoltà spirituali
scopre la libertà
dalla confusione.

371
Vigila!
Non trascurare la meditazione,
non permettere alla mente
di intrattenere pensieri sensuali,
guardati dall’inghiottire per distrazione
una palla di ferro rovente
per poi gridare:
"Perché soffro?".

372
La concentrazione non sorge
senza comprensione,
la comprensione non si affaccia
senza concentrazione.
Chi le conosce entrambe
si avvicina alla liberazione.

373
Una felicità che trascende la gioia ordinaria
conoscono i rinuncianti
che si ritirano in solitudine
con cuore tranquillo
e chiara comprensione della Via.

374
Quando i saggi dimorano
nella contemplazione
della natura impermanente
del corpo e della mente
e di tutta l’esistenza condizionata
provano gioia e contentezza
penetrando fino
a ciò che è intrinsecamente sicuro.

375-376
Questi sono i primi passi
nel cammino di un rinunciante:
regola in modo saggio le tue facoltà,
impegnati nel tirocinio,
appagati di quel che hai,
cerca la compagnia
di chi nutre la tua aspirazione
a praticare con entusiasmo gli insegnamenti.
La bellezza di un comportamento puro
genera pieno benessere
grazie alla completa
libertà dal rimorso.

377
Come i fiori appassiti cadono
dal gelsomino
lascia cadere
passione e odio.

378
Pacificato lo definisco
uno che è tranquillo nel corpo,
nella parola, nella mente
e si è purificato interamente
di tutte le ossessioni mondane.

379
Scruta te stesso.
Esamina te stesso.
Se fai saggia attenzione
nel valutare te stesso
vivrai con scioltezza.

380
Siamo noi la nostra protezione,
proprio noi siamo il nostro rifugio:
come potrebbe essere altrimenti?
Dunque con adeguata premura
prendiamoci cura di noi stessi.

381
Un monaco, una monaca che coltivi
un’attitudine gioiosa
e riponga piena
fiducia nella Via
incontra pace, silenzio, beatitudine.

382
Seppure giovane, un rinunciante
devoto alla Via con tutto se stesso
illumina il mondo
come la luna che sbuca dalle nuvole.