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I fenomeni nascono da una causa

 

SeaSàriputra e Maudgalyayana furono illuminati da due frasi. « I fenomeni nascono da una causa »: è la prima frase. C’è chi potrebbe scavalcarla come fosse ovvia. Ma è un continente. Già in quelle parole Sáriputra riconosceva una novità. Il mondo è un colpo di dadi. E i mondi che si succedono sono successivi colpi di dadi. Sono fasi della lila, il gioco cosmico. Sàriputra aveva assorbito fin da bambino questa dottrina, per la strada, così come si vengono a sapere i segreti del sesso. Come riconoscere una causa, una origine, in un gioco sovrano, che si dispiega nella totalità delle cose? Ma ora qualcuno insegnava: « I fenomeni nascono da una causa ». E subito dopo si apriva la vista su un altro continente: « Ha detto qual è la causa ». Era dunque possibile la visione del punto preciso da cui aveva origine la dipendenza, così come si riconosce, sul suolo, il punto dove sgorga una polla d’acqua. Ma forse le parole più sconvolgenti per Sàriputra furono le successive: « Ha detto qual è la cessazione della causa ». Cessazione, estinzione, nirvana:  la parola più popolare, la più abusata, la più misteriosa del Buddha. Sàriputra pensava ancora al prodigio del dire qual è la causa, quando udì che si poteva anche dire la cessazione della causa. Ma era mai cessato, qualcosa nel mondo, in quel ronzio perenne e sempre ripetuto? Quella dottrina era davvero inaudita.

Roberto Calasso, Ka, Adelphi edizioni – pp. 419/420

 

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