In linea di principio l’osservazione’ non è da cercare in situazioni speciali — solitudine, templi, luoghi esotici, ritiri, vacanze … – cioè al di fuori delle normali situazioni quotidiane.
E’ vero piuttosto il contrario: la ‘consapevolezza’ trasforma la vita quotidiana, la fa uscire dalla banalità, le dà profondità, come indica questa ‘storia Zen’, questo scambio di domande e risposte tra un monaco ed il estro Mu-chou:
“Noi ci vestiamo e mangiamo tutti i giorni: come possiamo sfuggire al dover vestirci e mangiare?”
“Ci vestiamo, mangiamo”.
“Non capisco”.
“Se non capisci, indossa i tuoi vestiti e mangia il tuo cibo”.
Con la consueta ‘concretezza’ lo Zen mostra la più semplice e profonda via d’uscita dalla banalità quotidiana: l’essere ‘consapevoli’.
Se non c’è ‘consapevolezza’ la banalità e la noia si insinuano anche nelle nostre ‘evasioni’, nei nostri divertimenti, nei nostri piaceri, per cui siamo obbligati a cercare continuamente il nuovo, ciò che è ‘eccitante’.
Edoardo Barella, La via della consapevolezza: un cammino senza sentieri, Libreria Editrice Psiche, pag.33
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