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Realtà apparenti ed assolute

Esistono due realtà  – apparenti ed assolute. La realtà apparente è ordinariamente la verità convenzionale (samutthi-sacca). La realtà assoluta è la verità astratta (paramattha-sacca). Per esempio, la superficie del tavolo che vediamo è la realtà apparente. In un senso assoluto la superficie apparente consiste da forze e caratteristica che non vediamo, in altre parole, vibrazioni.
Per scopi comuni uno scienziato usa il termine acqua, ma in laboratorio dirà H2O. Allo stesso modo il Buddha  usa termini comuni nel Sutta Pitaka, donna, uomo, sé, ecc., invece nell’Abhidhamma Pitaka egli adotta differenti termini di espressione. In questo contesto impiega un metodo analitico ed usa termini astratti come aggregati (khandha), elementi (dhātu), basi (āyatana), ecc.
La parola paramattha ha un grande significato nell’Abhidhamma. E’ formata da parama e attha.
Paramattha  significa immutabile (aviparīta), astratto (nibbattita); attha significa ‘cosa’. Paramattha, quindi, significa cosa immutabile o astratta. La realtà astratta può definita come equivalente. Il termine immutabile in questo contesto sta ad indicare che ogni paramattha è eterna e permanente.
Un vaso di ottone, ad esempio, non è paramattha. Perché la materia di cui è fatta cambia ogni momento e può essere trasformata in un vaso.  Ma entrambi questi oggetti potrebbero essere analizzati come forze fondamentali di materia e chiamate nell’Abhidhamma, rūpa paramattha. Sono soggette al cambiamento, e le caratteristiche di queste rūpa sono le stesse che formano il vaso. Conservano la loro identità in qualsiasi elemento -  da qui il senso di parama come immutabile o reale. Attha corrisponde al termine ‘cosa’ ed ai suoi innumerevoli significati. Ci sono quattro paramattha o realtà astratte. Esse includono sia le terrene sia le ultraterrene.
L’essere è terreno. Il Nibbana è  ultraterrena. La prima è formata da nāma e rūpa. Secondo l’Abhidhamma rūpa indica sia le unità fondamentali della materia sia i vari cambiamenti materiali. L’Abhidhamma elenca 28 tipi di materia. Nāma, indica sia la coscienza che gli stati mentali.
L’essere è composto da cinque Gruppi o Aggregati (pañcakkhandha): rūpa (materia), vedanā (sensazione), sañña (percezione), sankhāra (stati mentali) e viññana (coscienza).
La coscienza, gli stati mentali (ad eccezione di 8 tipi di coscienza ultraterrena ed  i suoi derivati), e la materia sono Mondane/Terrene (lokiya), il Nibbana è Ultraterreno (lokuttara). L’Ultraterrneo Nibbana è l’unica realtà assoluta, che rappresenta la meta finale del Buddhismo. Le altre tre vengono definite realtà in quanto esistono (vjjamana dhamma). Inoltre, sono permanenti, immutabili ed astratte. Sono dentro ed intorno a noi.
La prima paramattha o realtà è citta. Deriva dalla radice √ citi, pensare. Secondo i commentari citta è ciò che conosce (cinteti=vijanati) un oggetto. Non è ciò che pensa l’oggetto come il termine indica. L’Abhidhamma spiega che citta può essere definita come consapevolezza di un oggetto, e non rappresenta qualcosa di unico come un’anima.
Citta, ceta, cittupāda, nāma, mana, viññana vengono usate come sinonimi nell’Abhidhamma. Nel testo non si fa distinzione tra mente e coscienza. Quando l’essere è diviso in due parti viene usato il termine nama. Quando è diviso nei cinque aggregati (pañcakkhandha), viene usato il termine viññana. Il termine citta è usato anche per elencare le differenti classi di coscienza. In pochi casi, nel significato comune di mente, vengono utilizzati come termine sia nāma sia citta.

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