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Jhana

(sanscrito= dhyana) “stato di assorbimento meditativo”, “contemplazione”, “meditazione”.

Termine tecnico della meditazione buddhista tradotto, impropriamente, con trance. Deriva dal verbo jhavati che significa meditare. Si tratta di un’esperienza, o di una serie di esperienze, consistente nel raggiungere livelli mentali sempre più alti, fino al superamento degli opposti ‘conscio’ ed ‘inconscio’. Esistono otto tipi di jhana, divisi in due gruppi. Si tratta di stati in cui la calma e l’assenza di pensieri si accrescono progressivamente, e diventano naturali e spontanee. I primi quattro jhana sono caratterizzati da :
1) estasi, gioia, pensiero discorsivo;
2) estasi, gioia, assenza di pensiero discorsivo;
3) equanimità, chiara presenza mentale, beatitudine;
4) pace.
Negli ulteriori quattro livelli, descritti solo in alcuni testi, il meditante abbandona il mondo della forma, della materia e della molteplicità e giunge alla sfera dell’infinità dello spazio. Successivamente si giunge alla sfera dell’infinità della coscienza e poi all’idea della sfera della vacuità. In ultimo si arriva alla sfera della nè-percezione-nè-non-percezione, dove la conoscenza non è più definibile a livello mentale.

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