Dolore, sofferenza, carattere insoddisfacente. Letteralmente, ‘difficile da sopportare’. A livello esperienziale, il dukkha è ciò che la mente esperisce quando, sollecitata dall’ignoranza (avijja), dà origine al desiderio, all’attaccamento e all’egoismo. Crea un vissuto psicologico che va dalla delusione e l’insoddisfazione, alla frustazione, l’irrequietudine, l’angoscia, il malessere, la disperazione. A livello ontologico, dukkha è il carattere insoddisfacente, l’imperfezione e l’infelicità insiti nei fenomeni impermanenti e condizionati (sankhara). Tali caratteri sono il risultato di anicca (impermanenza), in quanto ciò che è impermanente non può soddisfare i desideri, per quanto tentiamo (e ci disperiamo). Inoltre, il dolore è dato dal decadimento e dalla dissoluzione intrinseca delle cose.
fonte: Buddhadasa, La consapevolezza del respiro, Ubaldini Editore – Roma
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Perchè si parla sempre di sofferenza nel buddismo?
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