La dottrina della rinascita, in altre parole del ripetuto corporizzarsi dell’individualità, dell’intima essenza dell’uomo, è la più antica e rispettabile conoscenza del genere umano. Nelle religioni di tutti i popoli civili, a eccezione di ebraismo, cristianesimo e islam, essa forma il pilastro fondamentale, su cui poggiano tutte le altre dottrine. Solo questa conoscenza può liberarci dalla falsa idea che l’uomo sia una creatura, chiamata all’esistenza dal nulla per il capriccio di un Dio, al quale debba anche esser grata per un regalo dubbio quale è la vita. Solo la dottrina della rinascita dà all’uomo la sua vera libertà e la destinazione di se stesso, che non può mai sussistere ove signoreggi un onnipotente Dio Creatore; essa sola riposa sulla vera giustizia e solo in essa diviene verità la bella parola di Gesù di Nazareth: “L’uomo miete quel che ha seminato”. La dottrina della rinascita scioglie il problema della nostra esistenza; spiega perché il giusto spesso è povero e disprezzato, mentre il malfattore gode ricchezze e onori. Risponde alla disperata domanda, rivolta invano al cielo da milioni di cuori umani straziati, sul motivo per cui noi dobbiamo tanto soffrire. Essa ci dice che il nostro intimo essere è indistruttibile, come la materia e le forze della natura. Per propria volontà, abbagliati dal desiderio impetuoso dell’esistenza, abbiamo ottenuto questa vita e l’abbiamo portata avanti attraverso forme cangianti in eterno, dal principio delle cose fino al momento attuale. La morte non è un annientamento, e tanto meno una liberazione o un perfezionamento, ma solo il passaggio da una forma caduca a un’altra. Chi è contento della vita, si consoli: nessun Dio e nessun diavolo gliela può rapire. Il destino dell’uomo poggia solo sul suo essere interiore, sulla sua propria volontà; egli vivrà ancora innumerevoli esistenze, nelle quali raccoglierà i frutti delle sue buone e cattive azioni. A chi, però, è stanco della vita con i suoi dolori e le sue gioie, è aperta la via per la liberazione. Con le proprie forze, egli si incammini con ferma decisione per raggiungere il sommo fine in cui l’individualità, per sua stessa natura dolorosa e colpevole, si scioglie interamente nel Nirvana. Questa è la beatitudine, la pace eterna verso cui aspirano, coscientemente o meno, tutti gli esseri viventi seppur, accecati dall’errore, non sappiano trovarla.
Subhadra Bhikshu, Il catechismo buddhista, Tascabili Bompiani – pag.33/34
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