Tutto ciò che esiste, secondo gli insegnamenti del Buddha, fondamentalmente possiede tre caratteristiche:
- impermanenza (anicca)
- mal d’essere o sofferenza (dukkha)
- non sé (anatta)
Queste caratteristiche vengono riconosciute quando contempliamo, o semplicemente osserviamo, il corpo e la mente. La manifestazione più ovvia sono i nostri pensieri. Osservandoli ci rendiamo conto che la loro natura è effimera, impermanente, e come tutte le cose hanno un inizio ed una fine. Lo stesso pensiero non rimane per sempre. Fortunatamente. Il fatto che i pensieri vanno e vengono, ci fa capire che non ci appartengono, non fanno parte del nostro essere. Noi non li controlliamo e non li possediamo. Vanno per fatti loro. Quindi non ‘siamo’ i nostri pensieri ed essi non ‘sono’ noi. Già questo ci può far capire che non abbiamo un sé, un’anima, un qualcosa che è tutt’uno. Siamo un ‘accozzaglia’ di proprietà che convivono, si mettono d’accordo e decidono il nostro destino e quello degli altri.
Lo stesso per il nostro corpo. Usiamo creme, lozioni, forze speciali per arrestare la caduta dei capelli, ad esempio, ma quelli, come i pensieri, vanno o meglio cadono per fatti loro. Perciò ciò che ci rende schiavi è l’attaccamento. E’ inutile attaccarci e legarci alle cose. Tutto ciò ci porta solo sofferenza, dolore, rabbia e compagnia cantando. Tutto è effimero. Quindi se qualcuno vi dice: “Lo sai, stai perdendo i capelli. Rispondete così: “Sì, lo so. Sono un po’ distratto!”
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