Il Buddhismo, La via della saggezza, Editoriale Zeus, pag. 34
Il buddhismo ha ripreso la cosmologia indù, di cui ha assunto l’eredità. Il tempo vale come tempo cosmico, che non viene calcolato in anni, ma in eoni (kalpa).
Un kalpa significa la durata di tempo fra il sorgere e il declinare di un sistema cosmico e viene in genere indicato con diversi milioni di anni umani. Ogni sistema cosmico ha un determinato sviluppo dal suo sorgere alla dissoluzione definitiva. Esistono innumerevoli sistemi cosmici, perciò anche innumerevoli e paralleli mondi, rispetto ai quali il nostro non può vantare alcuna caratteristica di unicità o di superiorità. La serie di scomparse e ricomparse del mondo è infinita e ogni sistema cosmico è strutturato a strati, che vanno dalle regioni di materia grossolana e quelle di materia sottile, dove si trova la “regione dello non forme” (immaterialità). Ogni mondo è costituito da una serie infinita di fattori esistenziali dinamici (dharma), di cui alcuni assoluti e indistruttibili (come il nirvana o lo spazio vuoto), i restanti condizionati, invece, da altri, e perciò effimeri e instabili.
Nello stesso tempo il buddhismo successivo e perfezionato ammette l’esistenza di cieli e inferi e suddivide ogni sistema cosmico in sei luoghi della vita, divisi a loro volta in tre regioni superiori e tre inferiori. I tre luoghi superiori formano la regione degli dei (deva), che stanno sopra l’uomo e, sostanziati di materia sottile, godono di una vita di maggior durata, ma sottostanno ugualmente al dolore e alla morte; poi si trova la regione degli asura, che è sempre di natura celeste, ma costoro sono intesi come spiriti furenti in lotta contro gli dei; infine vi è la terza regione, cioè il mondo degli uomini.
Da questi tre mondi superiori sono separati i tre “destini più tetri” o le “condizioni misere”; essi si suddividono nel mondo degli spiriti (peta), che originariamente erano considerati soltanto dei defunti, ma che oggi comprendono anche demoni di ogni specie nel mondo degli animali e infine, più in basso, nella regione degli inferi, che sono numerosi e sono suddivisi in caldi e freddi.
Il dolore è il destino di ogni vita e di tutti i luoghi. Lo ‘stato privilegiato di grazia” è prerogativa dell’uomo, poichè per il buddhismo la rinascita come uomo è necessaria per l’acquisizione della conoscenza e la visione del dharma (legge cosmica). Solo l’uomo raggiunge questo stato quando ha acquisito la consapevolezza di non dover più rinascere nel dolore del mondo. A causa dello scarso interesse dimostrato nei confronti degli dei e del poco spazio dedicato alla loro trattazione, spesso è stato detto che il buddhismo originario è una dottrina atea. In effetti, il buddhismo non ha contestato l’esistenza di un dio personale, ma non attribuisce a questo fatto alcuna importanza e considera tempo sprecato quello dedicato alla speculazione sull’esistenza e sulle proprietà degli dei.
Al tempo stesso ha però definito il nirvana eterno e lo ha chiamato beatitudine, verità o massima realtà. Quando il Buddha, in tempi successivi, è stato sottoposto a un processo di trasfigurazione graduale fino a essere un’incarnazione del nirvana, è diventato,per ciò stesso, oggetto di venerazione religiosa.
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