ANGUTTARA NIKAYA 9.37
Ananda Sutta
Con Ananda
Traduzione in Inglese dalla versione Pali
di
Thanissaro Bhikkhu
PTS: A iv 426
Copyright © 2004 Thanissaro Bhikkhu.
Access to Insight edition © 2004
fonte: www.accesstoinsight.org
Tradotto in italiano da Enzo Alfano
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne
che a fini di lucro
Una volta il Ven. Ananda soggiornava presso Kosambi al monastero di Ghosita.
Lì si rivolse ai monaci: “Amici monaci.”
“Sì, amico.” - risposero i monaci.
Il Ven. Ananda disse: “E' straordinario, amici, è meraviglioso,
come l'onniveggente Beato, il degno, perfettamente svegliato, abbia ottenuto
e raggiunto la conoscenza per purificare gli esseri, per superare la pena
ed il lamento, per eliminare la sofferenza e l'angoscia, per conseguire la
retta pratica, per realizzare l'Illuminazione, dove vi saranno l'occhio e
le forme e non si sarà sensibili a quella dimensione; dove vi saranno
l'orecchio ed i suoni....dove vi saranno il naso e gli odori... dove vi saranno
la lingua ed i sapori....dove vi saranno il corpo e le sensazioni tattili,
e non si sarà sensibili a quella dimensione.”
Dopo queste parole, il Ven. Udayn chiese al Ven. Ananda: “Quando non
si è sensibili a quella dimensione, si è percepenti o non percepenti,
amico Ananda?”
[Ananda:] “Quando non si è sensibili a quella dimensione, si
è percepenti, amico mio.”
[Udayn:] “E di che cosa si è percepenti, amico mio?”
[Ananda:] “Quando, con la completa trascendenza delle percezioni delle
forme (fisiche), con lo svanire delle percezioni delle reazioni sensoriali,
e non prestando attenzione alle percezioni della diversità, si è
consapevoli dello “Spazio infinito”, si entra e si dimora nella
dimensione dell'infinità dello spazio. Così si è percepenti
ma non sensibili a quella dimensione.
Poi, con la completa trascendenza dello spazio infinito, si è consapevoli
della “Coscienza infinita”, si entra e si dimora nella dimensione
dell'infinità della coscienza. Questo è un altro modo di essere
percepenti ma non sensibili a quella dimensione.
Poi, con la completa trascendenza della coscienza infinita, si è consapevoli
del “Non vi è nulla.”, si entra e si dimora nella dimensione
della vacuità. Questo è un altro modo di essere percepenti ma
non sensibili a quella dimensione.
Una volta, amico, quando soggiornavo presso Saketa nella Nera Foresta, la
monaca Jatila si avvicinò a me e, dopo avermi salutato con rispetto,
stette da parte. Poi mi chiese: “ La concentrazione per cui –
né fa avanzare né fa indietreggiare, né blocca o distrugge
le formazioni mentali – si ottiene il risultato della liberazione, il
risultato della stabilità, e il risultato di appagamento per chi è
agitato: questa concentrazione è detta dal Beato essere il frutto,
il frutto di che cosa?”
Le risposi: “ La concentrazione per cui – né fa avanzare
né fa indietreggiare, né blocca o distrugge le formazioni mentali
– si ottiene il risultato della liberazione, il risultato della stabilità,
e il risultato di appagamento per chi è agitato: questa concentrazione
è detta dal Beato essere il frutto della gnosi (lo stato di Arahant).
Questo è un altro modo di essere percepenti ma non sensibili a quella
dimensione.”