AN 7.70: Arakenanusasa Sutta - L’insegnamento di Araka

Traduzione in Inglese dalla versione Pali di Thanissaro Bhikkhu.
PTS: A iv 136
Copyright © 2004 Thanissaro Bhikkhu.
Access to Insight edition © 2004
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne che a fini di lucro.

“Una volta, monaci, c’era un maestro di nome Araka, guida di una setta, libero da ogni forma di desiderio per i piaceri sensuali. Aveva centinaia di discepoli ed insegnava loro il Dhamma in questo modo: ‘Quasi nulla, bramani, è la vita degli esseri viventi – limitata, insignificante, piena di sofferenza e tormento. Si dovrebbe possedere la verità del saggio, fare ciò che è salutare, seguire la vita santa. Chi nasce è destinato a morire. Come una goccia di rugiada su un filo d’erba svanisce al primo sole, allo stesso modo, bramani, la vita degli esseri viventi è come una goccia di rugiada – limitata, insignificante, piena di sofferenza e tormento.
Come le grandi gocce di pioggia subito si dissolvono, allo stesso modo, bramani, la vita degli esseri viventi è come una goccia di pioggia – limitata, insignificante, piena di sofferenza e tormento.
Come un ruscello che scorre giù dai monti, va lontano, con le sue rapide correnti, trascina tutto ciò che incontra, tanto che non esiste un momento, un istante, un attimo dove tutto sia fermo, ma continuamente scorre, precipita a valle, incessantemente fluttua, così, bramani,è la vita degli esseri viventi.
Come un possente uomo crea una goccia di saliva sulla punta della lingua, per poi sputarla senza sforzo, così, bramani,è la vita degli esseri viventi.
Come un pezzo di carne messa a cuocere in un tegame a poco a poco si dissolve, così, bramani,è la vita degli esseri viventi.
Come una mucca portata al macello per essere macellata è tutta tremante ad ogni passo per paura della morte, così, bramani,è la vita degli esseri viventi.’

Ora in quel tempo, monaci, la durata della vita umana era di 60.000 anni, e le donne si sposavano all’età di 500 anni. Inoltre, in quel tempo, c’erano solo sei afflizioni: freddo, caldo, fame, sete, l’atto di defecare e quello di urinare. Malgrado, in quel tempo, la vita fosse meno dura, si viveva a lungo e con solo sei afflizioni, il maestro Araka così insegnava ai suoi discepoli: ‘Quasi nulla, bramani, è la vita degli esseri viventi – limitata, insignificante, piena di sofferenza e tormento. Si dovrebbe possedere la verità del saggio, fare ciò che è salutare, seguire la vita santa. Chi nasce è destinato a morire. Come una goccia di rugiada ……’

Oggi, monaci, alla nostra epoca si può vivere fino a 100 anni o poco più. Vivendo 100 anni, si vivono 300 stagioni: 100 fredde, 100 calde, 100 di pioggia. Vivendo 300 stagioni, si vivono 1.200 mesi: 400 freddi, 400 caldi, 400 di pioggia. Vivendo 1.200 mesi, si vivono 4.800 settimane: 1.600 fredde, 1.600 calde, 1.600 di pioggia. Vivendo 4.800 settimane, si vivono 72.000 giorni: 24.000 freddi, 24.000 caldi, 24.000 di pioggia. Vivendo 72.000 giorni, si mangia 144.000 volte: 48.000 durante i giorni freddi, 48.000 durante i giorni caldi, 48.000 durante i giorni di pioggia – contando i pasti da neonato ed i pasti saltati per altre cause. E cioè: uno non mangia quando è succube dell’ira, quando è dolorante e sofferente, quando è malato, durante i giorni dell’Uposatha, quando è molto povero.
Quindi, monaci, ho preso in esame la vita di una persona giunta all’età di 100 anni; ho preso in esame la durata massima della vita, delle stagioni, degli anni, dei mesi, delle settimane, dei giorni, dei pasti e delle cause che impediscono di mangiare.
Così farebbe un qualunque maestro per il bene dei suoi discepoli, come sto facendo io per voi. Laggiù ci sono gli alberi; laggiù vuote capanne.
Praticate i jhana, monaci. Non siate inconsapevoli e disattenti. Non siate preda del rimorso. Questo è il mio consiglio per tutti voi.”