AN 2.11-20: Adhikaraṇavaggo – Sulla disciplina

Traduzione in Inglese dalla versione Pali di Bhikkhuni Upalavanna.
PTS: A i 87
II,xi,8-9
Copyright © 2006-2012 Thanissaro Bhikkhu.
Access to Insight edition © 2006-2012
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne che a fini di lucro.

11. “Monaci, ci sono due poteri. Quali due? Il potere della meditazione e il potere della concentrazione. Monaci, una certa persona medita che la cattiva condotta fisica ha effetti nocivi nella vita presente e nella vita futura, che la cattiva condotta verbale ha effetti nocivi nella vita presente e nella vita futura, che la cattiva condotta mentale ha effetti nocivi nella vita presente e nella vita futura. Così meditando egli si astiene dalla cattiva condotta fisica e sviluppa la buona condotta fisica. Si astiene dalla cattiva condotta verbale e sviluppa la buona condotta verbale. Si astiene dalla cattiva condotta mentale e sviluppa la buona condotta mentale. Monaci, ciò è chiamato il potere della meditazione.

Monaci, qual è il potere della concentrazione? Monaci, il potere della concentrazione di un maestro è il potere della concentrazione del livello di un maestro. Egli dissipa brama, odio e ignoranza entro i limiti in suo potere, non reca danno e non crea demerito. Ciò è chiamato il potere della concentrazione.”

12. “Monaci, ci sono due poteri. Quali due? Il potere della meditazione e il potere della concentrazione. Monaci, una certa persona medita ... (come prima)

Monaci, qual è il potere della concentrazione? Monaci, un monaco sviluppa il fattore di illuminazione della presenza mentale basato sulla solitudine, sul distacco, sulla cessazione e sul sommo fine. Egli sviluppa il fattore di illuminazione dell’investigazione della realtà ...

Egli sviluppa il fattore di illuminazione dell’energia ... Egli sviluppa il fattore di illuminazione della felicità ... Egli sviluppa il fattore di illuminazione della tranquillità ... Egli sviluppa il fattore di illuminazione della concentrazione ... Egli sviluppa il fattore di illuminazione dell’equanimità ... Monaci, ciò è chiamato il potere della concentrazione, e questi sono i due poteri.”

13. “Monaci, ci sono due poteri. Quali due? Il potere della meditazione e il potere della concentrazione. Monaci, una certa persona medita ...

Monaci, qual è il potere della concentrazione? Monaci, un monaco distacca la mente dai desideri dei sensi e da pensieri non meritevoli, con pensieri e processi di pensiero e con la gioia e l’estasi nate dal distacco entra nel primo jhana. Con pensieri e processi di pensiero acquietati e con la mente completamente placata entra e dimora nel secondo jhana, il quale è privo di pensieri e processi di pensiero accompagnato da gioia ed estasi nate dalla concentrazione.

Dimorando nell’equanimità con gioia e distacco, con la presenza mentale sperimenta anche il piacere del corpo e raggiunge il terzo jhana. Di cui i Nobili dichiarano che è felice colui che dimora nell’equanimità. Con l'abbandono del piacere e del dolore – con l'anteriore scomparsa di gioia e angoscia, sperimentando la sensazione neutra e purificando la presenza mentale con equanimità – raggiunge il quarto jhana. Monaci, ciò è chiamato il potere della concentrazione e questi sono i due poteri.”

14. “Monaci, questi sono i due modi per esporre l’insegnamento del Tathagata. Quali due? In breve e in dettaglio. Questi sono i due modi per esporre l’insegnamento del Tathagata.”

15. “Monaci, quando il monaco immorale e il monaco denunciante non meditano profondamente, la soluzione della disputa non dimora nella fratellanza.

Quando il monaco immorale e il monaco denunciante meditano profondamente, la soluzione della disputa non durerà a lungo e dimorerà nella fratellanza.

Monaci, come medita profondamente il monaco immorale?

In questo caso il monaco che ha commesso una colpa così riflette: “Ho commesso una colpa attraverso una delle porte dei sensi. Questo monaco mi ha visto commettere una colpa attraverso una delle porte dei sensi. Se non avessi commesso una colpa attraverso una delle porte dei sensi, questo monaco non mi avrebbe visto commettere tale colpa. Siccome ho commesso tale colpa attraverso una delle porte dei sensi, questo monaco mi ha visto commettere tale colpa e si è dispiaciuto, ha mormorato parole spiacevoli ed io mi sono dispiaciuto e ho pronunciato parole spiacevoli. Allora quel monaco si è dispiaciuto e ha riferito tutto agli altri. Pertanto, sono io che devo chiedere perdono per porre fine alla disputa.” Così il monaco immorale medita profondamente.

Monaci, come medita profondamente il monaco denunciante?

In questo caso il monaco denunciante così riflette: “Questo monaco ha commesso una colpa attraverso una delle porte dei sensi. Io l’ho visto commettere una colpa attraverso una delle porte dei sensi. Se non avesse commesso una colpa attraverso una delle porte dei sensi, io non l’avrei visto commettere tale colpa. Siccome ha commesso tale colpa attraverso una delle porte dei sensi, io l’ho visto commettere tale colpa e mi sono dispiaciuto, ho mormorato parole spiacevoli ed egli si è dispiaciuto e ha pronunciato parole dispiacevoli. Allora io così dispiaciuto ho riferito tutto agli altri. Pertanto, sono io che devo chiedere perdono per porre fine alla disputa.” Così il monaco denunciante medita profondamente.

Monaci, quando il monaco immorale e il monaco denunciante non meditano profondamente, la soluzione della disputa non dimora nella fratellanza.

Quando il monaco immorale e il monaco denunciante meditano profondamente, la soluzione della disputa non durerà a lungo e dimorerà nella fratellanza.”

16. Un bramano si recò dal Beato e, dopo averlo salutato con rispetto, si sedette ad un lato. Quindi disse al Beato: “Maestro Gotama, perché alcuni, dopo la morte, rinascono in condizioni di sofferenza, in mondi inferiori o negli inferi?”

“Bramano, alcuni, dopo la morte, rinascono in condizioni di sofferenza, in mondi inferiori o negli inferi perché non hanno seguito il Dhamma e hanno vissuto con cattiva condotta.”

“Perché alcuni, dopo la morte, nascono in condizioni di benessere, in mondi superiori o nei mondi
celesti?”

“Bramano, alcuni, dopo la morte, rinascono in condizioni di benessere, in mondi superiori o nei mondi celesti perché hanno seguito il Dhamma e hanno vissuto con buona condotta.”

"Magnifico, Maestro Gotama! Proprio come se si rivoltasse ciò che era capovolto, si rivelasse ciò che era nascosto, si mostrasse  la via a chi si era smarrito, o si recasse una luce nell’oscurità in modo che chi ha occhi possa vedere le forme, allo stesso modo il Maestro Gotama — con vari metodi — ha reso chiaro il Dhamma. Io prendo rifugio nel Maestro Gotama, nel Dhamma, e nella comunità dei monaci. Possa il maestro Gotama accettarmi come seguace laico che ha preso in lui rifugio, da questo giorno e per tutta la vita.”

17. Il bramano Janussoni si recò dal Beato e, dopo aver scambiato cortesi saluti, si sedette ad un lato. Quindi disse al Beato:

“Maestro Gotama, perché alcuni, dopo la morte, rinascono in condizioni di sofferenza, in mondi inferiori o negli inferi?”
“Bramano, in base a come si agisce o non si agisce alcuni, dopo la morte, rinascono in mondi inferiori o negli inferi.”

“Maestro Gotama, perché alcuni, dopo la morte, rinascono in condizioni di benessere, in mondi superiori o nei mondi celesti?”
“Bramano, in base a come si agisce o non si agisce alcuni, dopo la morte, rinascono in condizioni di benessere, in mondi superiori o nei mondi celesti.”

“Maestro Gotama, non ho compreso questa breve enunciazione, sarebbe bene spiegarla in dettaglio.”

“Allora bramano, ascolta con molta attenzione. Bramano, una certa persona vive una cattiva condotta fisica e non sviluppa la buona condotta fisica, vive una cattiva condotta verbale e non sviluppa la buona condotta verbale, vive una cattiva condotta mentale e non sviluppa la buona condotta mentale, pertanto nell’agire o nel non agire rinasce in condizioni di sofferenza, in mondi inferiori o negli inferi.

Bramano, una certa persona si astiene da una cattiva condotta fisica e sviluppa la buona condotta fisica, si astiene da una cattiva condotta verbale e sviluppa la buona condotta verbale, si astiene da una cattiva condotta mentale e sviluppa la buona condotta mentale, pertanto nell’agire o nel non agire rinasce in condizioni di benessere, in mondi superiori o nei mondi celesti.”

"Magnifico, Maestro Gotama! Proprio come se si rivoltasse ciò che era capovolto, si rivelasse ciò che era nascosto, si mostrasse  la via a chi si era smarrito, o si recasse una luce nell’oscurità in modo che chi ha occhi possa vedere le forme, allo stesso modo il Maestro Gotama — con vari metodi — ha reso chiaro il Dhamma. Io prendo rifugio nel Maestro Gotama, nel Dhamma, e nella comunità dei monaci. Possa il maestro Gotama accettarmi come seguace laico che ha preso in lui rifugio, da questo giorno e per tutta la vita.”

18.  Il Ven. Ananda si recò dal Beato e, ivi giunto, dopo averlo salutato con riverenza, si sedette ad un lato. Appena seduto, il Beato gli disse: “Io categoricamente dico, Ananda, che la cattiva condotta fisica, la cattiva condotta verbale e la cattiva condotta mentale non dovrebbero essere seguite.”

“Dato che il Beato ha dichiarato che la cattiva condotta fisica, la cattiva condotta verbale e la cattiva condotta mentale non dovrebbero essere seguite, a quali svantaggi si va incontro, signore, quando si compie ciò che non deve essere fatto?”

“Avendo così dichiarato, Ananda, che la cattiva condotta fisica, la cattiva condotta verbale e la cattiva condotta mentale non dovrebbero essere seguite, questi sono gli svantaggi a cui si va incontro quando si compie ciò che non deve essere fatto: ci si sente in colpa; le persone sagge, dopo un attento esame, saranno molto critiche; ci si macchierà di una cattiva reputazione; si morrà inquieti; e – alla dissoluzione del corpo, dopo la morte – si rinascerà in un mondo di dolore, in una cattiva destinazione, nei reami inferiori, negli inferi. Avendo così dichiarato, Ananda, che la cattiva condotta fisica, la cattiva condotta verbale e la cattiva condotta mentale non dovrebbero essere seguite, questi sono gli svantaggi a cui si va incontro quando si compie ciò che non deve essere fatto. Io categoricamente dico, Ananda, che la cattiva condotta fisica, la cattiva condotta verbale e la cattiva condotta mentale non dovrebbero essere seguite.”

19. “Abbandonate ciò che è nocivo, o monaci. È possibile abbandonare ciò che è nocivo. Se non fosse possibile abbandonare ciò che è nocivo, non vi direi,‘Abbandonate ciò che è nocivo.’ Ma siccome è possibile abbandonare ciò che è nocivo, vi dico, ‘Abbandonate ciò che è nocivo.’ Se l’abbandonare ciò che è nocivo portasse pena e dolore, non vi direi, ‘Abbandonate ciò che è nocivo.’ Ma siccome abbandonare ciò che è nocivo porta beneficio e piacere, vi dico, ‘Abbandonate ciò che è nocivo.’

Sviluppate ciò che è salutare, o monaci. È possibile sviluppare ciò che è salutare. Se non fosse possibile sviluppare ciò che è salutare, non vi direi, ‘Sviluppate ciò che è salutare.’ Ma siccome è possibile sviluppare ciò che è salutare, vi dico, ‘Sviluppate ciò che è salutare.’ Se lo sviluppare ciò che è salutare portasse pena e dolore, non vi direi, ‘Sviluppate ciò che è salutare.’ Ma siccome lo sviluppare ciò che è salutare porta beneficio e piacere, vi dico,‘Sviluppate ciò che è salutare.'”

20. “Monaci, queste due cose conducono al declino e alla scomparsa del Retto Dhamma. Quali due? Esporre in modo errato le parole e interpretare male il loro significato. Quando le parole sono esposte in modo errato, il loro significato è male interpretato. Queste sono le due cose che conducono al declino a alla scomparsa del Retto Dhamma.”