Peter Della Santina

L'ALBERO DELL'ILLUMINAZIONE

CAPITOLO VI

SVILUPPO MENTALE

Tradotto in italiano da Silvana Ziviani
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne che a fini di lucro

In questo capitolo tratteremo i vari stadi dell’Ottuplice Nobile Sentiero che fanno parte del gruppo dello sviluppo mentale. Abbiamo visto come i vari gradini della Via siano interdipendenti e in questo contesto è importante capire la posizione che occupa lo sviluppo mentale. Posto tra buona condotta e saggezza, lo sviluppo mentale è importante e attinente ad entrambe. Vi chiederete come. Certe volte la gente pensa che basta seguire i precetti morali per avere una buona vita. A ciò si può rispondere in vari modi. Prima di tutto va detto che nel buddhismo ci sono vari traguardi della vita religiosa. Oltre a volere ottenere felicità e buona fortuna, si tende anche alla liberazione. Se si vuole ottenere la liberazione l’unico modo è attraverso la saggezza, e la saggezza la si ottiene con la purificazione mentale per mezzo della meditazione.


Ma lo sviluppo mentale è utile, o addirittura necessario, se si vuole ottenere un buon livello di pratica morale.

Perché? Perché è relativamente facile seguire le norme di buona condotta quando tutto va bene. Se avete un buon lavoro, una posizione nella società e guadagnate abbastanza da mantenere voi e la vostra famiglia, è relativamente facile osservare i precetti morali. Ma quando vi trovate in situazioni di tensione, instabilità e incertezza, quando per esempio perdete il lavoro o vi trovate in situazioni in cui sembra che ci sia solo anarchia e confusione, allora il mantenimento delle norme di buona condotta è a rischio.


In tal caso solo lo sviluppo mentale può salvaguardare la pratica di buona condotta. Rinforzando la capacità della mente e tenendola sotto controllo, lo sviluppo mentale serve a garantire l’osservazione dei precetti e allo stesso tempo aiutare a vedere le cose così come sono. Lo sviluppo mentale prepara la mente alla saggezza, la quale a sua volta apre la porta alla liberazione e all’illuminazione.

E’ per tutto questo che lo sviluppo mentale gioca un ruolo importante e speciale nella pratica dell’Ottuplice Nobile Sentiero. Non ci deve sorprendere la rilevanza attribuita dal buddhismo allo sviluppo mentale se si pensa all’importanza della mente nella concezione buddhista dell’esperienza. La mente è il fattore più importante della pratica dell’Ottuplice Sentiero. Il Buddha lo sostenne chiaramente quando disse che la mente è all’origine di tutto e che tutto è creato dalla mente. Allo stesso modo è detto che la mente è la sorgente di tutte le virtù e di tutte le qualità benefiche. Ma per ottenerle dobbiamo disciplinare la mente. La mente è la chiave per cambiare la natura dell’esperienza. Sarebbe senz’altro un’impresa molto difficile coprire tutta la superficie della terra con una sostanza morbida ma resistente per proteggere i piedi dai sassi e legnetti. Ma coprendo semplicemente le piante dei piedi con le scarpe è come se si fosse ricoperta tutta la terra. Allo stesso modo, se volessimo purificare l’intero universo dall’attaccamento, avversione e ignoranza sarebbe un’impresa impossibile; ma purificando semplicemente la nostra mente da queste tre afflizioni per noi è come se l’intero mondo ne fosse purificato.

Per questo il buddhismo punta sulla mente come unica chiave per cambiare il modo in cui sperimentiamo le cose e il modo di rapportarci con gli altri. L’importanza della mente è stata anche riconosciuta dalla scienza, dalla psicologia e perfino dalla fisica. Ormai molti psicoterapeuti occidentali usano varie tecniche di visualizzazione. Psichiatri e medici si avvalgono con successo di metodi molto simili a ben note tecniche di meditazione per aiutare i pazienti a superare disordini mentali, dolori cronici e malattie. E’ un approccio questo, ormai generalmente accettato dalla comunità medica.

Tutti noi sappiamo per esperienza quanto la mente influenzi il nostro stato d’animo. Abbiamo tutti sperimentato momenti di felicità e abbiamo visto come influenzino positivamente la nostra attività. In un tale stato d’animo siamo efficienti, rispondiamo in maniera appropriata e facciamo tutto nel modo migliore. Altre volte, quando la mente è disturbata, depressa o pervasa da emozioni negative ci accorgiamo di non riuscire a fare neanche le cose più elementari. In questi casi vediamo quanto la mente sia importante, qualunque sia la sfera della nostra vita che osserviamo.

Tre stadi dell’Ottuplice Nobile Sentiero riguardano lo sviluppo mentale: 1)Retto Sforzo, 2) Retta Consapevolezza e 3) Retta Concentrazione. Presi insieme, questi tre elementi ci spronano, ci rendono fiduciosi, attenti e calmi.

In senso generale Retto Sforzo significa coltivare un atteggiamento fiducioso verso ciò che abbiamo intrapreso. Il Retto Sforzo può anche essere chiamato entusiasmo. Vuol dire iniziare e portare avanti il proprio impegno con energia e con la determinazione di compierlo fino in fondo. Tradizionalmente si dice che dobbiamo affrontare il nostro dovere con lo stesso entusiasmo con cui un elefante entra in un fresco laghetto quando è accaldato dal sole bruciante di mezzogiorno. Con questo tipo di sforzo riusciremo in tutto ciò che intraprendiamo, sia negli studi che nella carriera, che nella pratica del Dhamma.

In questo senso potremmo dire che il Retto Sforzo è l’applicazione pratica della fiducia. Se non mettiamo sforzo nei progetti che vogliamo portare avanti, non ci saranno molte probabilità di riuscita.

Ma lo sforzo va controllato, va equilibrato e qui è bene ricordare la natura basilare della Via di Mezzo e l’esempio delle corde del liuto, di cui abbiamo già parlato. Lo sforzo non deve mai diventare troppo teso, troppo spinto, ma neanche troppo debole. E’ questo ciò che significa Retto Sforzo: una determinazione controllata, continua ed entusiasta. Tradizionalmente il Retto Sforzo viene diviso in quattro sezioni: 1) lo sforzo per prevenire il sorgere di negatività; 2) lo sforzo di respingere le negatività che sono sorte; 3) lo sforzo di coltivare pensieri positivi e 4) lo sforzo di mantenere i pensieri positivi che sono sorti. Quest’ultimo è importante perché molto spesso non riusciamo a mantenere a lungo i pensieri positivi che abbiamo coltivato. Questi quattro aspetti del Retto Sforzo concentrano l’energia della mente sugli stati mentali. Lo scopo è di ridurre, e infine eliminare, i pensieri negativi che occupano la mente, e aumentare e stabilizzare i pensieri positivi in modo che diventino parte integrante e naturale dei nostri stati mentali.

La Retta Consapevolezza è il secondo gradino dell’Ottuplice Nobile Sentiero e fa parte del gruppo dello sviluppo mentale. E’ una qualità essenziale anche nella vita quotidiana. Come per gli altri insegnamenti del Buddha, anche questo lo si può illustrare con esempi tratti dalla vita quotidiana. Infatti se guardate gli insegnamenti del Buddha vedrete che spesso egli usa esempi riguardanti cose famigliari ai suoi ascoltatori. Sarebbe quindi bene considerare quale importanza abbia la consapevolezza anche nelle nostre attività mondane.

Consapevolezza è presenza mentale o attenzione e come tale significa evitare gli stati mentali distratti o nebulosi. Se la gente fosse più consapevole ci sarebbero molto meno incidenti a casa o sulla strada. Sia guidando la macchina o attraversando la strada, sia cucinando che facendo i conti, tutto sarebbe più sicuro ed efficiente se si fosse sempre attenti e consapevoli. La consapevolezza accresce l’efficienza e capacità e allo stesso tempo riduce il numero degli incidenti dovuti alla disattenzione e alla mancanza di consapevolezza.

Nella pratica del Dhamma la consapevolezza agisce come delle redini sulla mente. Se ci soffermiamo un attimo a considerare come si comporta normalmente la nostra mente, vedremo che c’è veramente bisogno di qualche freno o controllo. Supponete che mentre state leggendo, un colpo di vento faccia sbattere una finestra in qualche parte della casa. Quasi sicuramente volgerete l’attenzione al rumore e, almeno per un istante, la mente sarà completamente focalizzata su di esso. E almeno per quell’istante la mente sarà distratta da quanto stavate leggendo. Allo stesso modo, quasi in ogni attimo della nostra vita cosciente la mente corre dietro a qualche oggetto dei sensi. La nostra mente non è quasi mai concentrata o ferma. Gli oggetti dei sensi che attirano la nostra attenzione possono essere suoni, cose visibili o anche pensieri. Mentre state guardando, gli occhi e la mente possono venir attirati da una pubblicità interessante; mentre passeggiate il profumo di una donna può attirare la vostra attenzione su di esso o sulla donna. Sono tutti oggetti dei sensi e sono distrazioni.

Per parare gli effetti di queste distrazioni abbiamo bisogno di una guardia che eviti alla mente di invischiarsi con gli oggetti dei sensi e con gli stati mentali negativi che tali oggetti possono suscitare. Questa guardia è la consapevolezza. Il Buddha, a questo proposito, raccontò la storia di due acrobati: il maestro e l’apprendista. Una volta il maestro disse all’apprendista: “Tu proteggi me e io proteggerò te. In tal modo faremo bene il nostro spettacolo, ne usciremo sani e salvi e guadagneremo soldi”. Ma l’apprendista replicò: “No maestro, così non va bene. Io proteggo me stesso e tu te stesso”. Allo stesso modo tutti noi dobbiamo sorvegliare la nostra mente. Ad alcuni potrebbe sembrare un comportamento egoista. E il lavoro di gruppo dove va a finire? Ma credo che questa obiezione nasca da un malinteso. La forza di un’intera catena è corrispondente a quella del suo anello più debole. Un gruppo funziona quanto funzionano i suoi membri. Un gruppo di gente distratta, irresponsabile e inefficiente, è una squadra che non funziona. Ugualmente, affinché i nostri rapporti con gli altri vadano bene dobbiamo controllare le nostre menti.

Mettiamo che abbiate una bella macchina. Starete attenti a parcheggiarla bene in modo che non venga urtata da un altro conducente. Sia sul posto di lavoro che a casa le darete un’occhiata dalla finestra di tanto in tanto per controllare che sia a posto. La laverete spesso e la porterete regolarmente in officina per i controlli periodici. Probabilmente la assicurerete per una considerevole somma. Allo stesso modo, ognuno di noi possiede un bene che vale più di qualsiasi altra cosa: la mente.

Avendo riconosciuto il valore e l’importanza della mente, dobbiamo sorvegliarla bene. E questa è la consapevolezza. E’ un aspetto dello sviluppo mentale che può essere praticato sempre e ovunque. Alcuni pensano che sia troppo difficile praticare la meditazione e anzi sono spaventati persino all’idea di provarla. Generalmente queste persone si riferiscono alla meditazione formale, cioè alla concentrazione della mente da seduti. Ma anche se non ve la sentite ancora di praticare le tecniche di concentrazione mentale, il Retto Sforzo e la Retta Consapevolezza possono e dovrebbero essere praticate da tutti. I primi due gradini dello sviluppo mentale sono semplicemente 1) la coltivazione di un atteggiamento fiducioso della mente attenta e consapevole e 2) l’osservazione del corpo e della mente per sapere sempre cosa state facendo.

Mentre scrivo, proprio in questo momento, con una parte della mente osservo la mente. Cosa sto pensando? Sono concentrato su quello che cerco di trasmettere scrivendo o sto pensando a cosa è successo questa mattina, la settimana passata o a cosa farò questa sera? Ho sentito una volta un maestro dire che se state preparando il té, buddhismo vuol dire prepararlo bene. L’essenza dello sviluppo mentale è concentrare la mente esattamente su ciò che uno sta facendo in quel momento: andare a scuola, pulire la casa o conversare con un amico. Potete praticare la consapevolezza di qualsiasi cosa stiate facendo. La consapevolezza può essere praticata sempre e ovunque. E’ una pratica che ha avuto un ruolo importante nel buddhismo. Il Buddha la chiamò l’unica via per por fine alla sofferenza. E’ stata elaborata anche una pratica per applicare la consapevolezza in quattro modalità: 1) consapevolezza del corpo, 2) consapevolezza delle sensazioni, 3) consapevolezza della coscienza e 4) consapevolezza degli oggetti mentali. Queste quattro applicazioni della consapevolezza (satipatthana) continuano ad avere ancora oggi un ruolo molto importante nella pratica della meditazione buddhista.

Ora passiamo a considerare il terzo elemento dello sviluppo mentale: la concentrazione, chiamata talvolta “tranquillità” o semplicemente meditazione. Forse ricorderete che in precedenza siamo risaliti all’origine della meditazione attribuendola alla civiltà della valle dell’Indo. La meditazione, o concentrazione, non vuol dire entrare in uno stato di torpore e ancora meno in uno stato comatoso o di semi-coscienza. La concentrazione è semplicemente la pratica di focalizzare e unificare la mente su un solo oggetto, che può essere sia fisico che mentale. Quando si arriva a concentrare la mente esclusivamente su un solo oggetto, essa ne viene completamente assorbita, per cui viene esclusa ogni altra attività mentale, quale distrazione, torpore, agitazione o confusione. Lo scopo della Retta Concentrazione è questo: concentrare e unificare la mente su un solo oggetto. Molti di noi hanno avuto momenti così nella vita quotidiana. Certe volte ascoltando la musica o guardando il mare o il cielo, la mente si è concentrata spontaneamente. In quei momenti possiamo sperimentare un attimo in cui la mente rimane assorbita esclusivamente in un oggetto, in un suono o in una forma.

Si può praticare la concentrazione in molti modi, e l’oggetto può essere visivo (una fiamma, un’immagine, un fiore) o un’idea (amore, compassione). Quando si pratica la concentrazione si porta la mente ripetutamente sull’oggetto prescelto, in modo che poco a poco la mente vi rimanga fissa senza distrarsi. Quando questo stato può essere mantenuto per un certo tempo, diciamo che si è ottenuta l’unificazione della mente. E’ importante tenere presente che per questa pratica è bene avere la guida di un maestro qualificato, perché il successo, o l’insuccesso, dipendono da un certo numero di fattori tecnici, come ad esempio l’atteggiamento, la postura, la durata, il tempo di pratica, ecc. E’ difficile mettere insieme nel modo giusto tutti questi fattori, solo leggendoli in un libro. Comunque non c’è bisogno di diventare monaci per praticare questa meditazione. Non dovete vivere in una foresta e abbandonare ogni normale attività. Potete cominciare con periodi brevi di 10 o 15 minuti. Questo tipo di meditazione porta a due benefici principali: 1) procura benessere, agio, gioia, calma, tranquillità sia sul piano fisico che mentale; 2) fa della mente uno strumento capace di vedere le cose così come sono. In tal modo prepara la mente al sorgere della saggezza.

Il graduale sviluppo della capacità di vedere le cose così come sono per mezzo della meditazione è stato assimilato alla scoperta di strumenti speciali, per mezzo dei quali possiamo vedere la realtà subatomica. Quindi, se non sviluppiamo il potenziale della mente attraverso il Retto Sforzo, la Retta Consapevolezza e la Retta Concentrazione, la comprensione della realtà così com’è rimarrà tutt’al più una conoscenza intellettuale.

Affinché la comprensione delle Quattro Nobili Verità non sia solo una nozione ma un’esperienza diretta dobbiamo riuscire a unificare la mente.

E solo allora lo sviluppo mentale può diventare saggezza. Ora possiamo vedere bene il ruolo speciale che ha la meditazione nel buddhismo. Vi ho già accennato brevemente quando ho parlato della decisione del Buddha di lasciare i suoi due maestri di meditazione, Alara Kalama e Uddaka Ramaputta, e di come riuscì a combinare insieme concentrazione e saggezza la notte della sua illuminazione. La sola unificazione della mente, infatti, non basta. E’ come far la punta alla matita prima di cominciare a scrivere o affilare l’ascia che si userà per tagliare il tronco dell’attaccamento, avversione e ignoranza. Dopo aver unificato la mente siamo pronti a mettere insieme concentrazione e saggezza per giungere all’illuminazione.