Peter Della Santina
L'ALBERO DELL'ILLUMINAZIONE
CAPITOLO XXIII
ANALISI DELLA CONDIZIONALITÀ
Tradotto in italiano da Silvana Ziviani
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L’analisi delle relazioni o condizionalità è importante quanto l’analisi della coscienza e degli altri aspetti dell’esperienza psico-fisica che abbiamo considerato negli ultimi capitoli. E’ un’analisi spesso trascurata nello studio dell’Abhidharma, cosa abbastanza paradossale se si pensa che, dei sette libri che compongono l’Abhidhamma Pitaka, il Libro delle Relazioni Causali (Patthana) che tratta della condizionalità, è uno dei più lunghi. Solo prestando la dovuta attenzione all’analisi della condizionalità, potremo evitare il rischio di una visuale della realtà eccessivamente analitica. Vi ho già alluso nel capitolo XVI, quando ho fatto l’esame e il paragone tra i metodi analitico e relazionale di investigazione, che messi insieme formano l’approccio globale della filosofia abhidharmica.
Alcuni studiosi hanno definito la filosofia abhidharmica “pluralismo realistico”, forse perché l’approccio analitico ha ricevuto più attenzione di quello relazionale. Questa definizione suscita molti tipi di somiglianze con i movimenti della filosofia moderna occidentale, quali il positivismo e le opere di Bertrand Russell. Porta alla conclusione che il risultato dell’analisi buddhista è un universo in cui vari individui, entità separate e indipendenti esistono di per sé e in senso ultimo.
Questa è forse stata l’idea di alcune scuole del primitivo buddhismo in India, ma certamente non lo è del buddhismo in generale, sia Theravada che Mahayana.
Il solo modo di evitare questa visione pluralistica e frammentaria della realtà è prendere in considerazione l’approccio relazionale messo in evidenza nel Patthana e ulteriormente sviluppato nel Compendio delle Relazioni (Abhidhammattha Sangaha). Solo così potremo avere una visione corretta ed equilibrata della filosofia buddhista, una visione che considera sia l’aspetto analitico dell’esperienza che quello dinamico e relazionale.
L’importanza di comprendere le relazioni o le condizionalità è espressa nelle parole stesse del Buddha, il quale in varie occasioni associò chiaramente la comprensione della condizionalità o Origine interdipendente con la realizzazione della liberazione. Disse che è proprio perché non abbiamo capito l’Origine interdipendente che andiamo vagando da tempo immemorabile nel ciclo delle continue rinascite. Spesso si dice che l’illuminazione del Buddha consistette nella conoscenza penetrativa dell’Origine interdipendente. Questa stretta connessione tra Origine interdipendente e illuminazione è ulteriormente illustrata dal fatto che l’ignoranza è quasi sempre definita ignoranza delle Quattro Nobili Verità o ignoranza dell’Origine interdipendente, sia nei Sutra che nell’Abhidharma.
Ora, il tema comune alle Quattro Nobili Verità e all’Origine interdipendente è la condizionalità o causalità, la relazione tra causa e effetto. Perciò la conoscenza della condizionalità equivale a distruggere l’ignoranza e ad ottenere l’illuminazione.
Nella tradizione abhidharmica, l’analisi della condizionalità si svolge in due modi: attraverso l’analisi dell’Origine interdipendente e l’analisi delle 24 condizioni. Li analizzeremo prima separatamente e poi insieme per mostrare come essi interagiscono e si sostengono reciprocamente.
Non spiegherò qui in dettaglio e singolarmente le dodici componenti ( che sono: ignoranza, volizione, coscienza, nome e forma, sei sfere dei sensi, contatto, sensazione, bramosia, attaccamento, divenire, nascita, vecchiaia e morte) dell’Origine interdipendente, poiché le ho già descritte nel capitolo X del saggio precedente, ma vorrei ricordare i tre schemi principali per l’interpretazione delle dodici componenti: a) lo schema che divide e distribuisce le dodici componenti nel corso di tre vite: passata, presente e futura; b) lo schema che le divide in: afflizioni (ignoranza, bramosia, attaccamento), azioni (volizione, divenire) e sofferenza (coscienza, nome e forma, sei sfere dei sensi, contatto, sensazione, nascita, vecchiaia e morte) e c) lo schema che le divide in categorie attive (o causali) e reattive (o risultanti). In questo terzo schema, ignoranza, formazioni mentali o volizione, bramosia, attaccamento e divenire appartengono alla categoria causale e sia alla vita passata che presente, mentre coscienza, nome e forma, sei sensi, contatto, sensazione, nascita, vecchiaia e morte appartengono alla categoria degli effetti e alla vita presente o futura. Quindi nella formula dell’Origine interdipendente c’è un’analisi di causa ed effetto (o condizionalità).
Le 24 condizioni non si escludono a vicenda. Molte di esse sono parzialmente o interamente identificabili con le altre. La sola spiegazione del perché in molti casi ci sono fattori quasi (o completamente) identici sta nel desiderio degli autori di essere totalmente esaurienti in modo da evitare anche la più remota possibilità di tralasciare un modo di condizionalità.
Le 24 condizioni sono: 1. Causa; 2. Condizione obiettiva; 3. Predominanza; 4. Contiguità; 5. Immediatezza; 6. Origine simultanea; 7. Reciprocità; 8. Sostegno; 9. Sostegno deciso; 10. Preesistenza; 11. Post-esistenza; 12. Ripetizione; 13. Karma; 14. Effetto; 15. Nutrimento; 16. Controllo; 17. Assorbimento; 18. Via; 19. Associazione; 20. Dissociazione; 21. Presenza; 22. Assenza; 23. Separazione e 24. Non-separazione.
Bisogna fare una distinzione fra causa o causa-radice e condizione. Per far questo è necessario riferirsi alla letteratura abhidharmica, perché nei sutra i due termini vengono usati in modo intercambiabile. In generale possiamo capire questa distinzione facendo un’analogia col mondo fisico: il seme è la causa del germoglio, mentre i fattori quali acqua, terra e sole sono le condizioni affinché il seme germogli. Nell’analisi abhidharmica della condizionalità, la causa opera a livello mentale e si riferisce alle sei radici salutari e non salutari: non-bramosia, non-odio e non-illusione con i loro opposti: bramosia, odio e illusione.
La condizione obiettiva si riferisce generalmente all’oggetto che condiziona l’esistenza. Per esempio un oggetto visivo è la condizione oggettiva della coscienza visiva. Predominanza si riferisce a quattro categorie di attività mentali o volizionali: desiderio, pensiero, sforzo e ragione che hanno un’influenza dominante sui fattori dell’esperienza.
Contiguità e Immediatezza sono praticamente sinonimi e si riferiscono al condizionamento di un momento-pensiero da parte del momento-pensiero immediatamente precedente. Si riferiscono anche al condizionamento di un dato stato mentale o materiale da parte di uno stato mentale o materiale immediatamente precedente. Possiamo capirli meglio se pensiamo a contiguità e immediatezza nel senso di prossimità immediata rispettivamente nel tempo e nello spazio.
Origine simultanea: la si può vedere negli aggregati mentali di coscienza, volizione, percezione, sensazione e anche nelle quattro basi della materia (terra, acqua, fuoco e aria). Reciprocità o mutualità si riferisce alla mutua dipendenza e sostegno dei fattori tra di loro, come nel caso delle gambe di un tripode che si sostengono a vicenda e dipendono una dall’altra. Sostegno significa la base di ogni singolo fattore, come ad esempio la terra sostiene l’albero o la tela sostiene il dipinto. Ma quando il semplice sostegno diventa sostegno decisivo va inteso nel senso che porta verso una certa direzione. Sarà più chiaro quando esamineremo il modo in cui i 24 tipi di condizionalità funzionano in rapporto alle dodici componenti dell’Origine interdipendente.
Pre-esistenza o antecedenza si riferisce alla pre-esistenza di fattori che continuano ad esistere anche dopo la manifestazione di fattori posteriori. Un esempio è la preesistenza degli organi dei sensi e degli oggetti dei sensi che continuano ad esistere, condizionando così ulteriori esperienze fisiche e mentali.
Post-esistenza è complementare alla preesistenza e si riferisce all’esistenza di fattori posteriori come l’esperienza mentale e fisica che condiziona i fattori preesistenti, quali gli organi dei sensi e gli oggetti dei sensi.
Ripetizione è importante nella vita mentale e porta capacità o familiarità. Questo è esemplificato nei sette momenti di coscienza-impulso (vedi cap. XXI). La ripetizione è particolarmente importante nella sfera delle azioni salutari e non salutari, poiché aumenta la forza del momento-pensiero sia salutare che non salutare.
Karma è un’azione conscia sia salutare che non salutare. Effetto o risultato indica che l’aspetto reattivo del karma precedente influenza e serve a condizionare il fenomeno co-esistente. E’ interessante notare che, in misura limitata, anche gli effetti fungono da condizioni o da cause. E ciò risulta più evidente se ricordiamo che stiamo considerando la definizione di questi fattori in senso funzionale piuttosto che ontologico.
Nutrimento si riferisce non solo al cibo materiale, che è una delle condizioni del corpo fisico, ma anche al cibo mentale, quali le impressioni che sono il nutrimento dell’aggregato delle sensazioni. Controllo si riferisce alle cinque facoltà di controllo (fiducia, consapevolezza, sforzo, concentrazione e saggezza) che dominano o controllano i loro opposti.
Assorbimento non solo nella meditazione ma anche assorbimento in senso più generale, e che può essere sia salutare che non salutare. Ricorderete che i fattori d’assorbimento (jhananga) non sono necessariamente salutari e appartengono non solo agli stati di assorbimento meditativo, ma più in generale ad una condizione di intensificazione della coscienza, sia salutare che non salutare (vedi cap. XVIII). Via si riferisce sia alla via che porta a stati mentali infelici che comprendono idee errate, errato sforzo, eccetera sia a quella dell’Ottuplice Nobile Sentiero. Associazione si riferisce al condizionamento di un fattore per mezzo di un fattore simile, mentre dissociazione è il condizionamento per mezzo di un fattore dissimile, come dolcezza e amarezza, luce e buio che si condizionano a vicenda. Quindi la condizionalità non è solo in senso positivo ma anche negativo. In altre parole, un particolare fattore d’esperienza è condizionato non solo da fattori simili, ma anche da fattori dissimili.
Presenza si riferisce alla necessità che certe condizioni esistano affinché certi altri fenomeni avvengano. Per esempio, ci deve essere luce affinché avvenga l’esperienza di una forma visibile. Assenza è come la dissociazione, una forma di condizionalità in senso negativo. Per esempio l’estinzione della luce è una condizione per il sorgere del buio. Separazione e non-separazione sono identiche a dissociazione e associazione rispettivamente.
I 24 modi di condizionalità operano congiuntamente alle dodici componenti dell’Origine interdipendente. Per esempio, ignoranza, la prima delle dodici componenti condiziona la volizione, che è la seconda componente, per mezzo di due modi di condizionalità: condizione oggettiva e sostegno decisivo. Lo si può spiegare nel seguente modo: la volizione può essere meritevole o immeritevole, vantaggiosa o svantaggiosa e l’ignoranza funziona da sostegno decisivo per entrambe. L’ignoranza funziona da sostegno decisivo condizionando la volizione meritevole, se la si prende come oggetto di meditazione, in quanto il desiderio di liberarsi dall’ignoranza induce alla pratica della meditazione, e così via. In modo opposto, se uno stato mentale non salutare quale la bramosia (che nasce dall’ignoranza) diventa oggetto di assorbimento, allora l’ignoranza funziona da sostegno decisivo di una volizione immeritevole. Se poi commettete un’azione non salutare (diciamo rubare un biscotto), è perché l’ignoranza ha funzionato come condizione di sostegno decisivo, inducendovi a creare quella volizione non salutare, su cui si è basata l’azione non salutare. L’ignoranza può condizionare la volizione anche per mezzo di contiguità, ripetizione, ecc.
La volizione (la seconda componente dell’Origine interdipendente) condiziona la coscienza di rinascita (la terza componente) per mezzo del karma e del sostegno decisivo, mentre la coscienza condiziona nome e forma (la quarta componente) per mezzo della reciprocità e anche del sostegno. In tal modo ognuna delle dodici componenti condiziona la componente successiva in un modo particolare, identificabile nei termini delle 24 condizioni. Potremmo citare altri esempi, ma non farebbero che reiterare la modalità in cui i 24 modi di condizionalità condizionano le dodici componenti dell’Origine interdipendente.
L’idea centrale dell’insegnamento dell’Origine interdipendente come anche dell’insegnamento della condizionalità sta nell’evitare i due estremi, cioè l’errata idea dell’eternalismo e quella del nihilismo. Il Buddha disse che è un estremo vedere che chi fa un’azione e chi ne sperimenta il frutto siano identici, ma è un estremo anche vederli diversi. Per evitare questi due estremi insegnò la Via di Mezzo che emerge dalla comprensione dell’Origine interdipendente e della condizionalità.
Se esaminiamo i dodici fattori dell’Origine interdipendente alla luce dei 24 modi di condizionalità, scopriamo che in tutti i dodici fattori non c’è un sé, ma ci sono solo processi condizionati da altri processi; processi che sono, nella loro vera natura vuoti di un sé o di sostanza. Questa comprensione della vacuità del sé o sostanza si ottiene con la comprensione della condizionalità.
E’ in questo senso che la coscienza appartenente a questa vita e quella appartenente alla prossima vita non sono né identiche né diverse. Quando capiamo il rapporto tra questa e la prossima vita (tra chi fa un’azione e chi la sperimenta), come una cosa che non può essere descritta né in termini di identità né di differenza, arriviamo alla comprensione della Via di mezzo.
Il rapporto tra questa e la prossima vita è un rapporto di causa ed effetto, e non è né di identità né di differenza. In tal modo possiamo evitare i due estremi, quello di credere in un sé eterno e quello di rifiutare la legge della responsabilità morale o karma.
Possiamo meglio chiarire questo rapporto condizionato tra causa ed effetto ricorrendo ad un esempio tratto dalla vita quotidiana. Prendiamo il caso del seme e del germoglio. Il germoglio ha origine in dipendenza dal seme, ma il germoglio e il seme non sono né identici né diversi. E’ chiaro che non sono identici ma che neanche sono totalmente diversi. Per esempio, quando un suono produce un’eco, i due non sono identici ma non sono neanche diversi completamente. Allo stesso modo questa e la prossima vita non sono né identiche né differenti; la prossima vita sorge in dipendenza da questa vita, dalla volizione e dall’ignoranza.
In questo processo di origine condizionata non vi è un sé duraturo, permanente e identico, ma non c’è neanche un annullamento della continuità del processo di causa ed effetto. Se riusciamo a comprendere il rapporto tra causa (o condizione) ed effetto (o risultato) come un rapporto che non può essere descritto in termini di identità e differenza, permanenza e annullamento, comprenderemo la vacuità, la Via di Mezzo e come il non sé e la non sostanzialità sono compatibili con la responsabilità morale e con la rinascita.