Peter Della Santina
L'ALBERO DELL'ILLUMINAZIONE
CAPITOLO XX
ANALISI DEGLI STATI MENTALI
Tradotto in italiano da Silvana Ziviani
La diffusione dei testi tradotti è consentita in qualsiasi modo tranne che a fini di lucro
Nell’Abhidharma gli stati mentali vengono definiti come “fattori che sono collegati alla coscienza, che sorgono e periscono con la coscienza e che hanno la stessa base e oggetto della coscienza”. Questo indica lo stretto rapporto che c’è tra coscienza (citta) e stati mentali (cetasika). Una delle migliori analogie per descrivere il loro rapporto è quella della struttura di un edificio e del materiale da costruzione, o quella di uno scheletro e della carne che lo ricopre. Qui i vari tipi di conoscenza sono lo scheletro, mentre gli stati mentali sono la carne che forma un corpo di esperienza cosciente.
Tenendo presente ciò, è utile considerare i tipi di coscienza enumerati nell’analisi abhidharmica della coscienza a seconda degli stati mentali con cui è probabile che si colleghino. L’analisi che uno fa da sé può non corrispondere a quella dei testi, ma dato che certi stati mentali nascono naturalmente da particolari tipi di coscienza, arriveremo comunque alla comprensione di come certi stati mentali vadano insieme a certi tipi di coscienza. E questo è molto più importante che ricordare a memoria una lista di stati mentali.
Ci sono tre categorie generali di stati mentali: salutare, non salutare e imprecisato. Gli stati mentali imprecisati non sono né salutari né non salutari, ma assumono la natura degli altri stati mentali con cui sono collegati. Gli stati mentali imprecisati hanno un ruolo importante nella costruzione di esperienze consce, sono un po’ come il cemento senza il quale l’edificio dell’esperienza non può tenersi insieme.
Ci sono due gruppi di stati mentali imprecisati: universali (o primari) e specifici (o secondari). Gli stati mentali universali sono presenti in tutti i tipi di coscienza senza eccezione, mentre quelli specifici sono presenti solo in certi tipi di coscienza.
Ci sono sette stati mentali imprecisati universali e sono: 1. Contatto; 2. Sensazione, 3. Percezione, 4. Volizione, 5. Concentrazione, 6. Attenzione e 7. Vitalità.
Il contatto è la congiunzione della coscienza con l’oggetto. E’ la coesistenza di soggetto e oggetto, fondamento di ogni esperienza conscia.
La sensazione è la qualità emotiva dell’esperienza: piacevole, spiacevole o indifferente.
La percezione implica il riconoscimento della sfera sensuale della facoltà a cui una certa impressione sensoriale si riferisce, cioè alla sfera della coscienza dell’occhio, della coscienza dell’orecchio e così via.
La volizione in questo contesto non significa volontà, ma la risposta volitiva istintiva.
L’unificazione mentale o concentrazione non avviene come un fattore di assorbimento, ma come una delimitazione della coscienza su un particolare oggetto. Come già detto nel capitolo XVIII, la concentrazione esiste anche nei tipi di coscienza ordinaria, non meditativa. La concentrazione è uno stato mentale necessario a tutti i tipi di coscienza, perché isola un dato oggetto dal flusso indifferenziato degli oggetti.
L’attenzione può essere rapportata alla concentrazione. La concentrazione e l’attenzione sono rispettivamente l’aspetto negativo e positivo della stessa funzione. La concentrazione limita l’esperienza a un dato oggetto mentre invece l’attenzione dirige la consapevolezza verso un certo oggetto. Entrambe funzionano insieme per isolare e per rendere la mente conscia di un particolare oggetto.
Vitalità è la forza che tiene insieme gli altri sei stati di coscienza.
Gli stati mentali imprecisati specifici sono sei: 1. Applicazione iniziale; 2. Applicazione sostenuta, 3. Decisione, 4. Voglia, 5. Interesse, 6. Desiderio. Abbiamo già incontrato alcuni di essi come fattori di assorbimento. Il terzo stato mentale specifico, generalmente tradotto con “decisione” (adhimokkha) è molto importante in quanto indica una particolare funzione decisiva della coscienza. Il significato letterale del termine originale è “liberazione” nel senso di “liberazione dal dubbio”. Per quanto riguarda il sesto stato mentale specifico, tradotto “desiderio” (chanda) dobbiamo tenere presente la differenza con il desiderio sensuale (kamachanda) che è negativo e distruttivo, mentre il desiderio di liberazione (dhammachanda) è positivo e costruttivo.
Perciò il desiderio ha una funzione sia salutare che non salutare a seconda dell’oggetto del desiderio e degli stati mentali con cui è associato.
Vediamo ora gli stati mentali non salutari. Ce ne sono 14 e sono collegati ai dodici tipi di coscienza non salutare (vedi cap. XVII) in cinque modi, suddivisi in cinque gruppi. I primi tre gruppi assumono il loro carattere dalle tre radici non salutari.: illusione (moha), cupidigia (lobha) e odio (dosa). Il quarto gruppo comprende indolenza e torpore (thina, middha); il quinto comprende il dubbio (vicikicca).
Consideriamo il gruppo dominato dall’illusione: questo gruppo è sempre presente in tutti i tipi di coscienza non salutare e comprende quattro fattori: illusione, sfrontatezza (mancanza di vergogna), mancanza di scrupoli o di timore, irrequietezza. Sia sfrontatezza che mancanza di scrupoli hanno connotati morali ed etici che agiscono esternamente ed internamente.
Quando parliamo qui di sfrontatezza ci riferiamo all’incapacità interna a resistere dal commettere azioni non salutari, a causa dell’incapacità di applicare criteri personali alle proprie azioni. Quando parliamo di mancanza di scrupoli o mancanza di timore intendiamo riferirci all’incapacità di riconoscere l’applicazione di criteri sociali di moralità alle proprie azioni. Questi due termini indicano che i criteri morali vanno seguiti sia partendo dall’interno di se stessi, sia dall’esterno in rapporto agli altri.
La coscienza illusa soprattutto, presenta modelli di comportamento particolari. Quando la coscienza è dominata dall’illusione e non è in grado di applicare criteri interni di moralità, si agisce in modo non salutare. Ugualmente se uno non sa applicare criteri sociali di moralità, non ha scrupoli nelle sue azioni. Questa incapacità ad applicare criteri di moralità interni ed esterni alle proprie azioni crea irrequietezza, il quarto fattore di questo gruppo dominato dall’illusione.
Il secondo dei cinque gruppi di stati mentali non salutari è il gruppo dominato dalla cupidigia, in cui la cupidigia è accompagnata da idee sbagliate e presunzione. A livello personale e pratico, una coscienza dominata dalla cupidigia ha la tendenza alla megalomania, all’accumulazione ed esibizione di conoscenze, a manifestazioni di orgoglio, egoismo e presunzione.
Il terzo gruppo degli stati mentali non salutari è quello dominato dall’odio ed è accompagnato da invidia, avidità e ansia.
Il quarto gruppo include indolenza e torpore, particolarmente rilevanti nel contesto delle categorie di coscienza indotta volontariamente.
Il quinto gruppo comprende il dubbio, che sorge ogni volta che non è presente la decisione, quella decisione (“liberazione dal dubbio”) che è uno degli stati mentali imprecisati specifici.
Ci sono poi 19 stati mentali comuni a tutti i tipi di coscienza salutare. Una parte di essi rientra nei fattori di illuminazione (bodhipakkhiya dhamma) e giocano quindi un ruolo importante nella coltivazione e sviluppo del proprio potenziale spirituale. La lista comincia con fede e comprende consapevolezza, scrupoli, timore, non cupidigia, non odio, equanimità, tranquillità, leggerezza, duttilità, adattabilità, competenza (conoscenza) e rettitudine degli elementi psichici e della mente. Da notare la presenza di scrupoli e timore, direttamente opposti agli stati non salutari di sfrontatezza e mancanza di timore.
Alcune volte questi 19 stati mentali salutari sono accompagnati da altri sei: i tre controlli (retta parola, retta azione e retto sostentamento); i due stati illimitati o immensi (compassione e gioia altruistica); e ragione o saggezza. Quando ci sono anche questi ultimi sei, si hanno in tutto 25 stati mentali salutari.
Tra gli stati mentali salutari, la saggezza occupa una posizione simile al desiderio per quelli imprecisati. Come il desiderio può essere salutare o non salutare a seconda del suo oggetto così la saggezza può essere mondana o sopramondana a seconda che l’oggetto sia la conoscenza ordinaria o la realtà sopramondana.
Per meglio sottolineare lo stretto rapporto tra i vari tipi di coscienza e gli stati mentali, vorrei riproporre la classificazione della coscienza trattata nel cap. IV. Lì abbiamo parlato dei tipi di coscienza a seconda del loro valore karmico: salutare, non salutare, risultante e funzionale. Abbiamo anche parlato, con riferimento alla sfera del desiderio sensuale, di un’ulteriore classifica della coscienza in termini di sensazione, conoscenza e volizione.
Combinandoli insieme, abbiamo, nella sfera del desiderio sensuale, una quadruplice classifica della conoscenza, a seconda del valore karmico, emotivo, intellettuale e volitivo. In altre parole sono classificati in termini di 1) salutare, non salutare e neutro; 2) piacevole, spiacevole o indifferente; 3) combinati con la conoscenza, dissociati dalla conoscenza, combinati con idee sbagliate e 4. in quanto indotti o spontanei.
Grazie a questo schema possiamo vedere come i tipi di coscienza siano determinati dalla presenza di determinati stati mentali. Per esempio, nella categoria che ha valore karmico, gli stati mentali salutari determinano tipi di coscienza salutari. Nella categoria di valenza emotiva i tipi di coscienza vengono determinati dalla presenza di stati appartenenti al gruppo delle sensazioni (piacere e dolore mentale, piacere e dolore fisico, e indifferenza). Nella categoria di valenza intellettuale, la presenza o assenza di illusione determina se quel particolare tipo di coscienza è collegato alla conoscenza, non collegato alla conoscenza o se invece è collegato a idee sbagliate. E nella categoria di valore volitivo la presenza o assenza di dubbio e decisione determina se quel tipo di coscienza è indotto o non indotto, spontaneo o non spontaneo.
Quindi le quattro classificazioni soggettive della coscienza ci chiariscono soltanto in che modo i vari tipi di coscienza sono determinati dalla presenza di stati mentali appropriati: salutari, non salutari, collegati alla conoscenza, ecc.
Infine vorrei esaminare il modo in cui gli stati mentali operano nel contrapporsi ai rispettivi tipi di coscienza. E questo è interessante perché l’analisi abhidharmica della coscienza è stata talvolta paragonata all’analisi degli elementi della Tavola Periodica, a seconda dei loro rispettivi valori atomici. Non si può evitare di rimanere sorpresi dalle proprietà quasi chimiche degli stati mentali. Come in chimica una base neutralizza un acido e viceversa, così nell’analisi della coscienza uno stato mentale neutralizza altri stati mentali e viceversa.
Per esempio, nei fattori di assorbimento (vedi cap. XVIII) i cinque stati mentali neutralizzano i cinque impedimenti (l’applicazione iniziale neutralizza indolenza e torpore, l’applicazione sostenuta neutralizza il dubbio, l’interesse neutralizza l’ostilità, la felicità neutralizza l’irrequietezza e l’ansia, e l’unificazione mentale neutralizza il desiderio sensuale). Dove non c’è il rapporto di uno a uno, c’è un gruppo di fattori salutari che neutralizzano un singolo fattore non salutare o un gruppo di fattori non salutari (la fede neutralizza dubbio e illusione; l’equanimità e la tranquillità neutralizzano dubbio e ansia; la leggerezza, la duttilità, l’adattabilità, l’abilità mentale e gli elementi psichici neutralizzano indolenza e torpore, e così via). E di nuovo quando è presente la decisione non c’è il dubbio.
In questo modo i vari stati mentali salutari neutralizzano e si contrappongono a molti di quelli non salutari. La presenza di alcuni stati mentali elimina quelli opposti, e fa spazio per quegli stati simili ad essi.
Possiamo gradualmente cambiare e migliorare il carattere della nostra esperienza cosciente, comprendendo il rapporto tra coscienza e stati mentali, e coltivando gli stati mentali salutari.