I Quattro Guardiani di Bhante Sujiva

Meditazioni con Recitazioni e Contemplazioni

BUDDHANUSSATI

Raccolta delle virtù del Buddha

METTA BHAVANA

Lo sviluppo della amorevole gentilezza

ASUBHA BHAVANA

Contemplazione della ripugnanza del corpo

MARANASATI

Contemplazione della morte

Le radici delle cause della sofferenza sgorgano dalla mente e per rimuoverle è necessaria una purificazione. La rimozione dei difetti mentali avviene a tre livelli :

il livello di manifestazione attraverso azioni verbali e del corpo, che può essere purificato grazie ad un addestramento morale (silasikkha)
il livello della mente, che può essere purificato grazie alla concentrazione (cittasikkha)
il livello latente, che può essere purificato solo con l’acquisizione dell’Insight o visione profonda (pannasikkha)

Una forte moralità getta le fondamenta per un pieno sviluppo della concentrazione la quale a sua volta sarà la base per l’ottenimento dell’Insight (visione profonda).

Quando l’Insight, ottenuto grazie alla meditazione, è sufficientemente potente e profondo, i difetti mentali che sono presenti a livello latente possono essere sradicati.

Liberati dai difetti mentali la sofferenza cessa.

“Bhavana” si riferisce alla coltivazione e alla purificazione della mente agli ultimi due livelli. E’ spesso chiamata meditazione.

Ci sono due tipi di bhavana

Samatha bhavana: La coltivazione della mente in direzione della concentrazione/tranquillità

Vipassana bhavana: La coltivazione della mente in direzione dell’Insight (visione profonda), essa può liberare le persone dal ciclo delle nascite e morti, liberare dalla sofferenza

In Samatha bhavana la persona raccoglie la mente positiva assicurandola e fissandola su un oggetto prescelto o su un selezionato gruppo di oggetti. Tutto ciò viene ottenuto grazie ad una attenzione abile ed appropriata. La mente oziosa è un’opera del diavolo e la mente che vaga è una mente debole, mentre la mente proficua è concentrata e composta, stabilizzata e assestata e diventa tranquilla, pacifica e utile.

Obbiettivi

Ci sono molte ragioni per le quali la gente inizia a praticare Samatha bhavana o meditazioni di simile natura. La ragione più comune risiede nel fatto che le persone desiderano innanzi tutto ottenere una certa pace mentale in questo “mondo impazzito e frettoloso”.

Alcuni, più ambiziosi, meditano per acquisire poteri supernormali. In questo caso, però, è necessario dapprima essere sicuri della propria buona fede, per non abusare poi di quelle doti.

Altra condizione è quella di essere certi di avere acquisito tali poteri, in altre parole è necessario che essi funzionino veramente e senza alcun effetto collaterale nocivo. La purezza degli obiettivi è essenziale per una navigazione sicura lungo il viaggio spirituale.

Il più puro e nobile scopo per praticare Samatha bhavana è quello di usarla per abbandonare ogni genere di sofferenza, ad esempio come un veicolo per lo sviluppo dell’Insight. Quando la mente è fermamente stabilizzata dalla concentrazione può velocemente superare quei grossolani difetti mentali che negano all’uomo ordinario la pace mentale, il sonno e perfino la salute.

Per chi è interessato seriamente ad incrementare il proprio sviluppo mentale sarà uno strumento utile nel prepararlo ai minuziosi compiti necessari per superare i difetti mentali più sottili.

Solo quando si può dimorare per un tempo sufficientemente lungo in questo tipo di mente concentrata e pura ci si può procurare maggiori opportunità per sperare di far sorgere profondi stati di Insight.

Ci sono molti e differenti tipi di meditazione Samatha (letteralmente significa tranquillità): essi possono variare in relazione ai tipi di oggetto che utilizzano e/o in relazione ai tipi di mente che si desidera sviluppare.

Nel Visuddhi Magga (Il sentiero della purificazione), un importante manuale sulla meditazione della tradizione Buddhista, sono menzionati 40 tipi di meditazione Samatha. Muovendosi tra di essi se ne potranno scoprire molti altri ancora, ognuno con la qualità di influenzare la mente in un determinato modo e avendo i suoi caratteristici effetti in accordo con lo sviluppo della concentrazione. I metodi varieranno perciò in conseguenza di ciò che si desidera ottenere. L’inventiva umana e le differenze culturali hanno portato nel tempo a ulteriori variazioni arricchendo il panorama delle possibiltà.

Questi diversi tipi di meditazioni Samatha variano anche in relazione al livello di concentrazione che consentono di raggiungere. Ci sono due principali tipi di concentrazione che sono coinvolti nella Samatha :

Concentrazione fissa: la sua caratteristica consiste nel fatto che la mente si fissa o si “assorbe” nel suo oggetto. Ci sono nove livelli di assorbimento.

Concentrazione di accesso: la mente qui giunge solo in prossimità del livello di assorbimento, ma ciò nonostante i difetti mentali sono soppressi (qui ci si riferisce anche agli impedimenti)

Lo sviluppo di una profonda e fissa concentrazione non richiede solo molta pazienza e forza di volontà durante il rigoroso addestramento, ma vi è anche la necessità di una guida esperta. Comunque i risultati ottenuti portano lontano: indescrivibile e perfetta beatitudine, poteri mentali superiori e una rinascita negli stati superiori (brahmaloka).

Essa ci consente di giungere solo ad un breve passo da quel perfetto stato di pace eterna che può essere ottenuto solo grazie alla Vipassana.

Qui noi tratteremo i Quattro Guardiani, o meditazioni preliminari portate fino al livello della concentrazione di accesso. Esse sono chiamate “Guardiani” perché proteggono dalle più comuni afflizioni mentali come paura e ansia, rabbia e odio, lussuria, indolenza e disattenzione. Sebbene due di queste quattro possono mettere in grado di raggiungere gli assorbimenti, noi le tratteremo con lo scopo di renderle il più possibile accessibili e applicabili all’uomo della strada, esaltandone il loro aspetto pratico.

Queste meditazioni sono chiamate anche meditazioni preliminari in quanto esse preparano la mente (che molto spesso è distratta, specialmente dopo una giornata di lavoro) a portare avanti l’importante, ma spesso doloroso viaggio lungo il sentiero di sviluppo dell’Insight.

Le meditazioni chiamate “I Quattro Guardiani” sono :

La contemplazione delle qualità del Buddha

Lo sviluppo della Amorevole Gentilezza

Lo sviluppo delle ripugnanza del corpo

La contemplazione sulla morte

La contemplazione delle qualità del Buddha

La contemplazione delle qualità del Buddha (o delle sue virtù) è una pratica fatta con fede. Poiché nel Buddhismo la fede cieca non viene mai incoraggiata è necessario avere un certo livello di conoscenza degli insegnamenti del Buddha, avendone sperimentato positivamente l’efficacia prima che questo tipo di meditazione possa essere portata avanti con successo e pienezza di significato.

La meditazione raggiunge poi la perfezione quando la propria fede diviene incrollabile grazie alla realizzazione della Verità. In questa pratica si contempla una o più delle nove virtù del Buddha con una mente colma di fede e/o fiducia, in modo ritmico, ordinato e ad una conveniente velocità in maniera che la mente si concentrerà gradualmente su di esse.

In una classificazione semplificata la pratica può essere suddivisa in quattro livelli :

Recitazione verbale

La recitazione verbale è utile per cominciare, perché dirige la mente indisciplinata del principiante sull’oggetto. Perciò uno può recitare araham, araham…Buddho, buddho…oppure Itipi so bhagava…(come vedremo più avanti). Se la mente è molto debole si può recitare a voce più alta per dare un ulteriore impulso alla forza mentale così da trattenere la mente dal suo vagabondare, almeno alla “porta dell’orecchio”. Spesso ci può essere d’aiuto guardare un’ immagine del Buddha o usare una collana da preghiera durante la recitazione.

Recitazione mentale

Quando la mente alla fine diventa più concentrata, tutti i processi fisici dovranno essere abbandonati e il lavoro procederà interamente all’interno delle porte della mente e la recitazione a questo punto diventerà mentale. A questo livello si incontrano spesso interferenze da parte di oggetti mentali e distrazioni, come innumerevoli pensieri senza alcun significato oppure sonnolenza, perciò si deve essere molto attenti e consapevoli per notarli quando sorgono in modo che non possano durare a lungo. Una più rapida, ma non meno attenta, recitazione può aiutare a spronare la mente, mentre una recitazione più lenta può essere utile a contenerla.

Lasciar cadere le parole

Quando la concentrazione si intensifica ulteriormente, la mente si poserà sulle virtù contemplate invece che sulle parole. Questo significa che la mente si poserà sul significato delle parole e non sulla mera recitazione delle parole. Si può stare al lungo sulle virtù che producono buona concentrazione e sorvegliare quelle poco chiare. A questo punto può sorgere abbondante gioia, che potrebbe causare una perdita di consapevolezza favorendo, quindi, il sorgere di attaccamento e/o paura. Perciò un certo livello di consapevolezza è necessario per individuare tali atttaccamenti e evitare così di esserne sopraffatti. In questo caso è richiesto un delicato equilibrio nel mantenere bilanciate le facoltà mentali di energia e concentrazione. Quando si è fiduciosi e sicuri che la mente, ormai esperta nella pratica, andrà avanti da sé come un computer ben programmato ci si potrà dimenticare di se stessi.

Mantenimento nel tempo della concentrazione profonda ottenuta

Quando si è raggiunto un certo livello di concentrazione profonda, non si dovrebbe pensare che il compito sia terminato. Se non sorvegliata, la concentrazione declinerà; per incrementare la concentrazione, così come per mantenerla nella sua durata, bisogna continuare a sforzarsi. A quel punto si potrebbe anche procedere nello sviluppo dell’Insight (vipassana), acquisendo così una più grande fede nel Bhudda.

La recitazione tradizionale per ricordare e contemplare della nove virtù del Buddha è il seguente:

“Iti pi so bhagava araham sammasambhuddo vijjacarana sampanno sugato lokavidu anuttaro purisadhammasarathi satthadevamanussanam buddho bhagava ti”

La traduzione dal Pali è:

“Certamente Egli è il Supremo, il Valoroso, il Perfettamente Illuminato, dotato di Saggezza e Comportamento, Colui che ha tracciato il Sentiero della Liberazione, il Conoscitore dei mondi, Incomparabile, Addestratore di uomini da domare, Maestro di dei e di uomini, l’Illuminato e Supremo”

I significati delle nove virtù del Buddha possono essere approfonditi in maniera più dettagliata esaminandole una per una:

Araham (il valoroso)

Il Buddha è un Arahant perché :

Egli è lontano da tutti i vizi

Egli ha distrutto la brama, l’avversione e l’ignoranza

Egli ha reciso i raggi della ruota delle nascite e delle morti

Egli è degno della venerazione, con doni e offerte, di dei e uomini

Egli non compie alcun male, nemmeno in segreto

Sammasambuddho (Perfettamente Illuminato)

Il buddha è perfettamente illuminato perché :

Da solo e senza aiuto ha realizzato completamente tutto ciò che doveva essere realizzato

Egli, grazie alla sua sconfinata compassione, ha affermato la sua illuminazione per il beneficio del mondo

Vijjacarana sampanno (dotato di saggezza e comportamento)

Il Buddha è dotato di saggezza e comportamento perché :

Egli possiede diversi tipi di poteri psichici e la conoscenza del processo di distruzione dei difetti mentali

Egli si comporta in modo puro e virtuoso in ogni occasione

Sugato (colui che ha tracciato il sentiero della liberazione)

Il Buddha è colui che ha tracciato il sentiero della liberazione perché :

Egli ha percorso il nobile sentiero liberando se stesso da tutti i difetti mentali

Egli ha ottenuto il supremo stato chiamato Nibbana

Egli è passato senza tornare indietro attraverso i quattro stati della santità

Egli ha espresso correttamente agli ascoltatori ciò che è appropriato fare in ogni tipo di situazione

Lokavidu (Conoscitore dei mondi)

Il Buddha è detto conoscitore dei mondi poiché egli ha conosciuto il mondo in tutte le sue forme :

In questo corpo si trova il vero significato del mondo, la sua origine, la sua cessazione e il sentiero che guida alla cessazione

Ci sono tre mondi: il mondo delle formazioni, il mondo degli esseri e il mondo dei luoghi

Anuttaro purisadhammasarathi (Impareggiabile guida per le persone che devono essere addestrate)

Il Buddha è chiamato impareggiabile guida per le persone che devono essere addestrate perché :

Non c’è nessuno più virtuoso di lui

Egli non doma solo gli esseri umani, ma anche non-umani e animali. Egli addestra coloro che devono essere addestrati con gentilezza, coloro che devono essere addestrati con severità e coloro che devono essere addestrati sia con gentilezza che con severità

Egli ammansisce gli indomabili rendendo loro noti i vari assorbimenti, spronandoli lungo il sentiero superiore e guidandoli verso l’ottenimento supremo (arahatship)

Satta devamanussam (Maestro di dei e uomini)

Il Buddha è maestro di dei e uomini perché :

Egli è come un capo carovana che conduce i viaggiatori attraverso pericolosi deserti

Egli non insegna solo agli esseri più elevati (dei), ma anche a quelli che sono capaci di progredire (umani) e anche gli animali sono addestrati.

Quando egli predica, infiniti sono i benefici che ne giungono

Buddho (Buddha)

Egli è detto il Buddha perché :

Egli è illuminato con la conoscenza/saggezza che riguarda la liberazione dalla sofferenza.

Egli ha compreso le Quattro nobili verità e le fa comprendere agli altri.

Egli ha raggiunto l’onniscienza grazie alla quale ha realizzato tutte le cose passate, presenti e future.

Bhagava (Il Beato/Il Supremo)

Egli è chiamato il Beato/Il Supremo perché :

Egli è rispettato e venerato come il più elevato tra gli esseri

Egli ha sradicato bramosia, odio e ignoranza

Egli ha analizzato, suddiviso e classificato tutti i Dhamma

Egli ha posto fine al divenire

Egli possiede ricchezza e gloria, virtù e merito

Colui che con devozione e frequenza applica se stesso a questa meditazione ne otterrà molti benefici, tra i quali i più importanti sono :

Egli ottiene fede in abbondanza e crea il fondamento per la consapevolezza. La fede è l’inclinazione verso ciò che è puro e benefico; perciò è stata paragonata a una preziosa gemma che purifica torbide acque. La fede purifica la mente rendendola pacifica e motivandola alla pratica, E’ stato detto anche che con la fede si attraversa l’oceano (della sofferenza). In colui che è colmo di fede i difetti mentali hanno poca opportunità di sorgere e così la consapevolezza si può installare con più facilità. Un buon modo, grazie al qale si potranno tenere lontani i pensieri impuri, sarà quello di pensare al Buddha.

Egli sarà inebriato a pieno di gioia. Ricordare le virtù del Buddha è una delle contemplazioni raccomandate per produrre gioia quando si è tristi. Praticare frequentemente questa contemplazione reca in abbondanza quella gioia che è necessaria quando si devono attraversare tempi difficili. Tutto ciò che dovete fare è cominciare, tutto questo è anche di grande aiuto quando ci si trova a fronteggiare molto dolore.

Egli supera la paura e il terrore. Quando si ravvivano fede o fiducia nel Buddha attraverso frequenti contemplazioni si ottiene anche fiducia in se stessi e questo è utile specialmente per quelle persone che soffrono di ansie, fobie e problemi simili.

La contemplazione della virtù del Buddha è spesso fatta, in ambito Buddhista, assieme alle contemplazioni sul Dhamma e sul Sangha come pratiche mattutine e serali.

La contemplazione delle virtù del Buddha può essere fatta brevemente (per due minuti) o piu a lungo se è necessario o desiderato, come pratica preparatoria alla Vipassana e anche se non si sta facendo Vipassana la contemplazione del Buddha sarà comunque d’aiuto, come un costante richiamo alla mente dei nobili insegnamenti di vita che se praticati riempiono la giornata di gioia.

Lo sviluppo della amorevole gentilezza (Metta Bhavana)

Metta o amorevole gentilezza è uno stato della mente che auspica e promuove il benessere di un’altra persona, come può fare un amico sincero o una madre che accudisce un figlio. Come la fede, la metta, è qualitativamente una emozione, ma focalizza se stessa su degli esseri viventi. Questa qualità mentale cerca di promuovere felicità e protezione dalle avversità.

I frutti che un meditatore può raccogliere da questa pratica sono enunciati in questo modo:

Dorme felice
Si risveglia felice
Sogna senza incubi
E’ caro agli uomini
E’ caro ai non-umani
I Deva e gli Angeli lo proteggono
Fuoco, veleno o spade non si avvicinano a lui
La sua mente si concentra velocemente
La sua carnagione diventa chiara
Muore con la mente libera dalla confusione
Se non raggiunge ulteriori realizzazioni rinasce nei mondi di Brahma

Si comincia sviluppando metta per se stessi. Alcuni potrebbero pensare che ci sia dell’egoismo in questo, ma non è così, il significato sta nel fatto che una persona dovrebbe avere, prima di tutto, la salutare intenzione di progredire lungo il sentiero spirituale. Solo quando una persona è sufficientemente radicata e stabilizzata nel benessere spirituale può, successivamente, essere in grado di aiutare gli altri. Inoltre è solo grazie alla comprensione, sviluppata con la pratica di moralità, concentrazione e visione profonda (Insight), che il praticante può acquisire la conoscenza della sofferenza, che induce a sua volta un universale e abbondante senso di compassione e amicizia.

Prima di cominciare la pratica della Metta bhavana si suggerisce di riportare alla mente i benefici della pazienza e della amorevole gentilezza così come i pericoli che portano con sè rabbia e collera. Quindi il praticante prosegue facendo sorgere amorevole gentilezza recitando in questo modo :

Possa io essere libero da ostilità/inimicizia ( avero homi )
Possa io essere libero dalla sofferenza mentale ( abyapajjo homi )
Possa io essere libero dalla sofferenza fisica ( anigho homi )
Possa io aver cura di me stesso e vivere serenamente ( sukhiattanam pariharami ).

Quando il meditatore nota il desiderio per la propria felicità mentre si sviluppa la concentrazione, può a quel punto procedere con grande facilità a sviluppare metta per qualcun altro. Per questa ragione, inizialmente, è meglio selezionare una persona che sia cara e per cui si prova affetto e riconoscenza; ella o egli dovrebbe essere dello stesso sesso e ancora in vita.

Ai principianti si consiglia di evitare di scegliere quattro tipi di persone: qualcuno con cui si è molto intimi (partner), qualcuno che è morto, qualcuno del sesso opposto, una persona sgradevole con cui si hanno difficoltà, come un nemico.

E’ preferibile poi che la persona prescelta abbia anch’essa una inclinazione spirituale, molta amorevole gentilezza e compassione. Può essere un parente, un insegnante, un amico o qualcuno con cui si ha una relazione appropriata. Questa sorta di “magazzino” di associazioni positive e costruttive consentirà di avere una riserva di quei pensieri che sono necessari a far sorgere il sentimento della metta.

Si sarà quindi in grado di sviluppare metta per quella persona pensando alle sue buone qualità o a ciò che ha fatto per noi.

Quando la metta è stata sviluppata se ne mantiene il flusso usando le stesse formule che sono state usate verso se stessi :

Possa ella/egli essere libero da ostilità/inimicizia (avera hontu)
Possa ella/egli essere libero dalla sofferenza mentale (abyapajja hontu)
Possa ella/egli essere libero dalla sofferenza fisica (anigha hontu)
Possa ella/egli aver cura di se stesso e vivere serenamente (sukhiattanam pariharantu)

Man mano che la concentrazione cresce si potrà a un certo punto, così come nella contemplazione del Buddha, abbandonare le parole e la recitazione e lasciare che rimanga solo la sempre più profonda concentrazione di gentilezza amorevole che fluisce in modo equilibrato.

Quando poi la propria amorevole gentilezza e la concentrazione sono forti si può procedere a irradiare metta agli altri in questo ordine :

un amico molto caro
una persona neutrale
una persona sgradevole
un nemico

Se non si è in grado di irradiare metta a nessuna di questi generi di persone è consigliabile ritornare a se stessi o alla persona cara con cui abbiamo iniziato. In seguito si può proseguire irradiando metta verso:

tutti gli esseri
tutte le cose viventi
tutte le creature
tutte le individualità
tutti i caratteri

in questo caso si invia metta in modo non specifico. Ulteriori e più specifici modi di irradiare metta sono:

tutto il genere maschile
tutto il genere femminile
tutti gli Illuminati (coloro che hanno ottenuto il nobile sentiero)
tutti coloro che vivono nel mondo
tutte le divinità
tutti gli umani
tutti coloro che vivono in uno stato infelice o inferiore

Infine si combinano i modi specifici e quelli non specifici e si diffonde gentilezza amorevole in dieci direzioni:

nord
sud
est
ovest
nord-est
nord-ovest
sud-est
sud-ovest
verso l’alto
verso il basso

Senza dubbio ci vorrà un po’ di tempo prima di riuscire a padroneggiare completamente tutto ciò.

Se però si usa la pratica di metta come un preliminare della Vipassana si può scegliere di irradiarla verso se stessi e verso una persona cara o, se lo si desidera, con una diffusione non specifica. In questa maniera, come meditazione preliminare, può richiedere due minuti o più.

Nella nostra vita quotidiana si può praticare metta irradiandola verso ogni persona che si incontra, per esempio: quando qualcuno si avvicina a voi, diciamo ad una distanza di cinque metri, potete inviarle mentalmente gentilezza amorevole e potete continuare a farlo fino a che questa persona sta vicino a voi. Più avanti potrete incrementare la distanza e alla fine potrete irradiare metta verso tutti gli esseri cominciando dai più grandi fino a quelli più piccoli.

Se, durante la diffusione di metta ad un soggetto, sorge rabbia, si può allora spostare la nostra attenzione ad un soggetto amato per sviluppare metta.

Metta viene spesso confusa con o corrotta dall’attaccamento, il consiglio perciò è quello di stare all’erta da questa “erba cattiva che cresce in mezzo al raccolto”. Bisogna imparare a distinguere la gentilezza amorevole dall’attaccamento/amor proprio/concupiscenza. Gli stati mentali che sono strettamente correlati alla metta sono compassione e gioia simpatetica. Vi sono poi casi in cui l’afflizione viene spesso confusa con la compassione e la felicità sensuale con la gioia simpatetica, due inquinanti dai quali ci si deve guardare.

Infine ciò che è necessario come elemento di equilibrio per queste emozioni è l’equanimità e per questa ragione la consapevolezza è un fattore fondamentale.

Per queste ragioni vediamo che lo sviluppo mentale potrebbe non essere così semplice come sembra, perchè sono coinvolte numerose condizioni interconnesse tra loro. Per ricevere una idea generale può essere utile una lettura del discorso sulla Metta dato dal Buddha. La pratica deve essere fatta in modo serio e questa senza dubbio è una cosa che impegna tutta la nostra vita o anche molte vite ancora.

Il discorso sulla Metta

(Metta sutta)

Ecco cosa dovrebbe essere fatto da una persona capace di fare del bene
lo stato di pace da ottenere è questo:
Egli dovrebbe essere capace, giusto, integro e mite,
gentile e non orgoglioso,
soddisfatto, facile da aiutare,
poco impegnato, frugale e sereno
nel pieno delle sue facoltà, prudente, modesto.
Non lusinga le famiglie.
Non dovrebbe fare nemmeno la più piccola cosa
che un altro uomo saggio potrebbe deplorare.
(Così egli dovrebbe pensare)”Che ogni creatura possa
rallegrarsi in cuor suo contenta e sicura.
Per quante creature viventi ci siano
non importa quanto fragili o solide
senza alcuna eccezione, lunghe o corte,
di media taglia, piccole o grosse
o tarchiate, siano visibili o invisibili
sia che dimorino vicino o lontano,
che esistano o che desiderino di esistere.
Possa ogni creatura rallegrarsi in cuor suo
che nessuno nuocia a qualcun altro
o lo offenda in alcun modo;
che nessuno si auguri il male di qualcun altro
né provocandolo né pensandolo”
In questo modo, come una madre durante la sua vita
deve curare suo figlio, il suo unico bambino,
egli non dovrebbe porre limiti
al suo pensiero per ogni essere vivente
al suo pensiero d’amore per tutto il mondo,
egli lo mantiene sconfinato
sopra, sotto, tutto intorno
libero, senza malizia e rivalità.
In piedi o camminando, sedendo
o coricandosi mentre non dorme,
egli persegue questa consapevolezza.
Questo è detto un dimorare divino.
Colui che non è coinvolto dai punti di vista
che è virtuoso e con perfetta visione
una volta purificato dal desiderio per i desideri sensoriali
egli sicuramente non tornerà in nessun ventre


Contemplazione sugli aspetti disgustosi del corpo

(Asubha Bhavana)

La contemplazione sugli aspetti disgustosi del corpo può portare molto sollievo a coloro che soffrono a causa di un forte attaccamento rispetto al corpo. I monaci praticano di solito la contemplazione sui cadaveri, ma questo potrebbe risultare spaventoso; di solito i laici meditano solo sulle varie parti del corpo. Tradizionalmente nel Visuddhi Magga sono riportate 32 parti suddivise in 6 gruppi:

Gruppo 1: 1.capelli 2.peli 3.unghie 4.denti 5.pelle

Gruppo 2: 6.carne 7.tendini 8.ossa 9.midollo 10.reni

Gruppo 3: 11.cuore 12.fegato 13.pleuri 14.milza 15.polmoni

Gruppo 4: 16.intestini 17.mesenteri 18.chimo 19.feci 20.cervello

Gruppo 5: 21.bile 22.flegma 23.pus 24.sangue 25.sudore 26.grasso

Gruppo 6: 27.lacrime 28.unto 29.saliva 30.muco nasale 31.fluido sinoviale 32.urina

La recitazione e l’attenzione sono poste agli oggetti in ordine crescente, in ordine
decrescente e in ordine crescente e decrescente, non troppo veloci o lenti, vigili e
consapevoli di qualsiasi distrazione (quando arriva), tralasciando gradualmente il concetto delle parole e portando l’attenzione solo all’aspetto del disgustoso, lasciando in seguito le parti non chiare, equilibrando le facoltà e raggiungendo infine gli assorbimenti e padroneggiandoli.

Ai principianti di solito di consiglia di provare a padroneggiare i primi cinque, ovvero quelli del gruppo 1, prima di procedere ai gruppi seguenti. Il primo gruppo riguarda parti esterne del corpo che vanno considerate separatamente e in modo distaccato facendo in modo di percepirne l’aspetto ripugnante. Se la pratica viene svolta con successo ogni senso di attaccamento o desiderio riguardo il corpo viene ridotto al minimo e non causa più alcun problema al praticante. Se la repulsione non sorge ci si può sforzare ulteriormente di ottenerla contemplando più dettagliatamente l’aspetto disgustoso delle parti considerate. Prendiamo ad esempio i capelli:

colore - pensare a ciocche di colore nero nel nostro piatto

forma – pensare ad essi come a ciocche fibrose come radici di piante

odore – pensare all’odore di capelli non lavati e pieni di grasso e sudore

crescita – pensare alla loro crescita disordinata come un intrico di erba selvatica nello sporco, alla pelle oleosa, concimata con sangue

posizione – pensare ai capelli come a fibre aggrovigliate, talmente intrecciate da sembrare una ramazza o la cima di un albero di cocco.

Quando sorge la concentrazione assieme alla repulsione (distacco e non disgusto, odio o paura), il meditante può rallentare il pensiero e mantenere la concentrazione, con consapevolezza, sull’oggetto. Con l’esperienza si può procedere con altre parti del corpo, incrementando in seguito la propria concentrazione e il distacco. Giunti a questo livello, se dovesse sorgere nella vita quotidiana della bramosia e si desiderasse controllarla potrà bastare recitare le parti o aumentare la percezione della loro repellenza, mettendo a fuoco quelle parti del corpo con le quali la pratica ci riesce meglio.

Il Girimananda Sutta ci espone un altro modo di sviluppare distacco verso il corpo che può essere utilizzato come ulteriore risorsa. In questo caso la contemplazione viene indirizzata alle differenti malattie cui è soggetto il corpo :

“ Questo corpo porta molti svantaggi e dolori. Molti tipi di afflizioni sorgono in questo corpo: malattie dell’occhio, malattie dell’orecchio, malattie del naso, malattie della lingua, malattie del corpo, malattie della testa, malattie dei denti, tosse, asma, raffreddore, febbre con temperatura molto alta, febbre con temperatura bassa, disturbi interni, svenimento, dissenteria, colica, colera, lebbra, bollori, vermi intestinali, esaurimento, epilessia, scabbia umida, scabbia secca, verruche, pustole, malattie del sangue, problemi di bile, diabete, malattie della pelle, malattie caratterizzate da eruzioni cutanee diffuse, emorroidi, malattie del fegato, malattie del flegma, malattie da vento (elemento aria nel corpo), malattie da problemi associati di bile, flegma e vento, malattie dovute ai cambi di tempo, malattie dovute a posture irregolari del corpo, malattie dovute a risultanza di precedente Kamma, la sensazioni di caldo e freddo, fame e sete, contrazioni intestinali e urinazione dolorosa”

Come esercizio preliminare alla Vipassana si può scegliere di recitare il primo gruppo di cinque (capelli, peli, unghie, denti, pelle) in ordine crescente e decrescente o scegliere di contemplare i cinque aspetti della repulsione (colore, forma, odore, crescita, posizione). Si può fare questa pratica per due o più minuti.

“ Neri e lucenti come la schiena di un’ape i miei ricci crescevano a grappoli,
con il passare degli anni sono diventati fibrosi come canapa o panni stracciati,
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità.
Fragranti come scrigni profumati colmi di fiori erano i miei capelli,
con il passare degli anni ora puzzano come una pelle di lepre,
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità.
Densi come un bosco ben piantumato e gradevoli, acconciati con pettini e spille,
il passare degli anni ha arruffato e fatto cadere le graziose trecce,
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità.
Le brune trecce luccicavano nella testa adornata da ori e gioielli,
il passare degli anni ha disperso e recisa è la chioma,
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità.
Scolpite come da uno scultore le mie ciglia brillavano finemente disegnate,
esse con il passare del tempo sono solcate da rughe invadenti,
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità.
I miei occhi luminosi e brillanti, le mie lunghe ciglia e la mia iride blu-scuro,
con il passare del tempo si sono sciupati completamente, non splendono più,
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità.
Morbide e deliziose le curve delle narici come quelle di un bimbo,
ora il passare del tempo ha inaridito e raggrinzito il naso,
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità.
La linea delle mie orecchie era graziosa come il delicato lavoro di un orafo,
con il passare del tempo ora sono solcate da rughe e pendenti,
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità.
Quando sorridevo i miei denti luccicavano come aperti boccioli di platano
con il passare del tempo si sono rotti e ingialliti
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità
La mia voce era dolce come il canto del cuculo tra i rami del bosco
il passare del tampo ha spento la musica e l’ha resa incerta
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità
Un tempo la mia gola brillava morbida come la madreperla
con il passare del tempo si è completamente avvizzita e deformata
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità
Le mie belle braccia una volta brillavano come due colonne gemelle
con il passare del tempo adesso sono come radici, nodose e ruvide
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità
Pieni e deliziosi nel loro roseo contorno di un tempo erano i miei piccoli seni
con il passare del tempo pendono ora raggrinziti come otri senz’acqua
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità
Scintillava una volta questo corpo come uno scudo dorato ben lucidato
adesso con il passare del tempo è tutto coperto di ragnatele e rughe
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità
Simile a spire di serpente la piena bellezza delle mie coscie di un tempo
adesso con il passare del tempo sono diventate come stecchi di bambù
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità
Erano belle da vedere le mie caviglie un tempo adornate con cavigliere dorate
adesso con il passare del tempo raggrinzite come fasci di sesamo
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità
Un tempo i miei piedi erano morbidi e deliziosi come pieni di piume
adesso con il passare del tempo si sono incrinati e riempiti di rughe
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità
In questo modo è stato il mio corpo. Adesso affaticato dall’età, debole e imbruttito
patria di molte malattie, vecchia casa dalla quale la malta si sbriciola
in questo modo e non altrimenti incalza l’impermanenza, l’araldo della verità.

Versi della cortigiana Ambapali
divenuta poi Arahant


Contemplazione/Consapevolezza della morte (Maranasati)

Troppo spesso noi dimentichiamo quanto abbiamo sofferto e quanto soffriremo. A causa della nostra negligenza ci comportiamo in modo trascurato e pratichiamo il Dhamma in modo superficiale e discontinuo.

La Consapevolezza della Morte, se praticata, sarà di aiuto nel controllare tale trascuratezza, sarà utile anche per abbandonare molta parte di quegli stati mentali come brama e rabbia che molto spesso non sono altro che inutili e senza alcun significato.

Il praticante arricchirà ulteriormente il suo bagaglio aggiungendo un altro modo di sviluppare la concentrazione e allo stesso tempo ne trarrà coraggio nel fronteggiare la sofferenza che incontra durante la pratica o avvicinandosi il momento di lasciare il corpo.

In questa pratica, all’inizio si può cominciare portando alla mente la morte delle persone, persone famose o rinomate, considerando come, nonostante la loro grandezza, anche esse abbiano dovuto morire. Si procede poi nel contemplare la morte di persone a noi care per passare poi a persone neutrali. Infine il pensiero si associa a consapevolezza, saggezza e sentimento per stimolare un più forte senso di urgenza verso la pratica in modo da raggiungere la liberazione dal cerchio di nascite e morti.

Recitando, avendo cura di porre il massimo del significato nel portare la mente sull’oggetto, si può dire verbalmente (ad alta voce):

Verrà la morte

La capacità vitale sarà troncata.

Facendo ripetutamente questa recitazione si sarà in grado di concentrare la mente, dopo di che si potrà continuare con una recitazione mentale.

Per le recitazioni possono essere usati alternativamente uno o più di uno dei seguenti versi, riferendoli a se stessi o ad altri :

Tutte le cose composte sono impermanenti
soggette a sorgere e a decadere,
essendo sorte esse devono cessare
vi è gioia quando si placano
La vita di un uomo è indeterminata
la sua durata non può essere conosciuta in anticipo
è limitata e difficile,
piena di sofferenza
Non c’è alcuna possibilità
che un uomo non muoia,
avendo raggiunto la vecchiaia essi muoiono
tale è la natura degli esseri viventi
Tutti gli esseri muoiono, sono morti e moriranno,
nello stesso modo io sicuramente morirò
La vita è incerta, la morte è certa,
presto ahimè
questo corpo giacerà gettato a terra,
privato della coscienza
come un inutile pezzo di legno

Il Visuddhi Magga ci fornisce nove ulteriori maniere di contemplare la morte. Eccole brevemente riportate :

Pensare alla morte come ad un assassino pronto ad ucciderci

Pensare a come la morte può rovinare qualsiasi successo ottenuto nella vita mondana

Pensare alla morte di grandi Re, di coloro che hanno compiuto grandi azioni, a persone dotate di grande forza, di poteri superiori, di grande saggezza, - come anch’essi abbiano dovuto morire - e poi riferirsi di nuovo alla propria imminente morte

Pensare a quante creature che sono in grado di provocare la morte di una persona esistono dentro e fuori dal nostro corpo (germi, batteri, vermi, serpenti, ecc.)

Pensare alla fragilità della vita…..a quanto sia delicatamente vincolata agli elementi (acqua, terra, aria, fuoco), al respiro, posture, nutrimento e così via. Uno squilibrio anche ad uno solo di questi fattori può causare la morte.

Pensare alla morte come ad un evento indeterminato, non vi è alcun segnale di quando e dove giungerà. Pensare al destino sconosciuto che aspetta la persona dopo la morte.

Pensare alla precarietà e alla brevità della vita umana

Pensare alla vita come ad uno stato momentaneo, nel senso della realtà ultima, cioè a dire che, in realtà, noi stiamo morendo momento dopo momento.

Un altro aspetto da considerare che riguarda la morte ci viene da una storia narrata nel Jataka (narrazioni circa le vite precedenti del Buddha) :

Al tempo in cui Brahamadatta regnava in Benares il Bodhisatta era, in quella esistenza, un capofamiglia di casta brahmina in un villaggio fuori dalle porte di Benares e con il lavoro nei campi sosteneva la sua famiglia. Egli aveva due figli un maschio e una femmina. Quando il figlio crebbe il padre gli procurò una moglie che proveniva da una famiglia di rango equivalente alla sua. Così, possedendo anche una schiave essi vennero a comporre una famiglia composta da sei persone: Il Bodhisatta e sua moglie, il figlio e la figlia, la cognata e la schiava, essi vivevano insieme in modo sereno e senza dissapori. Il Bodhisatta raccomandava in questo modo gli altri cinque: “ Secondo ciò che avete ottenuto, date offerte, osservate i giorni sacri, osservate la legge morale, dimorate nel pensiero della morte, siate consapevoli del vostro stato mortale. Perché nel caso di esseri come noi la morte è certa, la vita
incerta : tutte le cose che esistono sono soggette al decadimento. Perciò, sia di notte che di giorno, fate attenzione a come vi comportate.” Essi accettarono prontamente il suo insegnamento e vissero onestamente nel pensiero della morte.

Un giorno il Bodhisatta andò assieme al figlio ad arare i suoi campi. Il figlio raccolse le erbacce, ne fece un mucchio e gli diede fuoco. Ora, non lontano da lì c’era un serpente che viveva in un formicaio. Il fumo irritò gli occhi del serpente che uscì dal suo buco pieno di rabbia e pensò “tutto questo è dovuto a quel tipo” e in un baleno si avventò su di lui mordendolo con i suoi quattro denti. Il giovane cadde a terra morto, il Bodhisatta vedendolo cadere lasciò i buoi con l’aratro e corse presso il figlio. Quando si accorse che era morto lo sollevò e lo portò ai piedi di un albero, lì lo distese e poi lo coprì con un mantello. Egli non pianse né si lamentò. Egli disse: “ Ciò che è soggetto alla dissoluzione è dissolto e ciò che è soggetto alla morte è morto”. E riconoscendo la natura transitoria delle cose proseguì con il suo lavoro di aratura.

Vedendo un vicino che passava accanto al campo che stava arando gli chiese “Amico stai andando a casa?” E poichè il vicino gli rispose di si, che stava proprio andando a casa gli disse “Allora per piacere vai alla nostra casa e dì a mia moglie : oggi non preparare cibo per due come in precedenza, ma preparalo per una persona sola, e se fino ad oggi è stata la schiava a portare il cibo al campo oggi invece tutti voi quattro indossate abiti puliti e venite con fiori e profumi nelle vostre mani”

“Va bene”, disse il vicino e andò dalla moglie del brahmino e le riferì parola per parola ciò che egli aveva detto.

Ella chiese, “Signore chi vi ha dato questo messaggio?”

“Il brahmino, vostro marito signora” egli replicò.

A queste parole ella comprese che il figlio era morto. Ma non si scompose più di tanto, così mostrando un perfetto auto-controllo indossò bianche vesti e con profumi e fiori tra le mani ordinò agli altri di portare del cibo, poi accompagnata dagli altri membri della famiglia si avviò verso il campo. Nessuno di loro versò una lacrima o si lamentò. Il Bodhisatta, ancora seduto all’ombra dell’albero dove era deposto il giovane, mangiò il suo cibo. Quando il pasto fu finito tutti assieme allestirono una pira funeraria di legno e vi distesero sopra il corpo, fecero offerte di fiori e profumi e diedero fuoco alla pira, ma nessuno di loro versò una sola lacrima. Ognuno di loro dimorava nel pensiero della morte. La grandezza della loro virtù fu così forte che il trono di Sakka si riscaldò. Sakka disse “ Mi domando chi desidera farmi scendere dal mio trono? “ E indagando egli scoprì che il surriscaldamento del suo trono era dovuto alla forza della virtù che esisteva in queste persone ed essendone molto compiaciuto disse “Devo andare da loro e lanciare un grido di esultanza potente come il ruggito di un leone” e subito dopo riempì il luogo dove dimoravano con sette tipi di tesori. Si precipitò dove si trovavano e stando al lato della pira funeraria disse:

“Cosa state facendo?”

“Stiamo bruciando il corpo di un uomo, mio signore”

“Non è il corpo di un uomo quello che state bruciando” egli disse “Mi sembra che stiate arrostendo la carne di qualche bestia che avete ucciso”

“ Non è così mio signore” essi dissero “Stiamo semplicemente bruciando il corpo di un uomo”

Allora egli disse “Deve trattarsi di qualche nemico”

Il Bodhisatta disse “Si tratta di nostro figlio, non di un nemico”

“Allora non doveva esservi molto caro come figlio”

“Egli ci era molto caro, mio signore”

“Allora perché non piangete?”

Il bodhisatta, per spiegare la ragione per la quale non piangevano proferì la prima strofa :

L’uomo lascia la sua forma mortale quando la gioia della vita è passata

come il serpente che è abituato ad abbandonare la vecchia pelle

nessun lamento degli amici può essere sentito dalle ceneri del morto

perché dovrei affiggermi, egli segue il suo percorso

Sakka udite le parole del Brahmino chiese alla moglie: “Che rapporti avevi, signora, con il morto?”

“Io l’ho cresciuto per nove mesi nel mio grembo, l’ho allattato al mio seno, ho diretto i primi movimenti delle sue mani e dei suoi piedi, egli era mio figlio e io l’ho cresciuto, mio signore”

E per spiegare la ragione per cui non piangeva proferì una strofa:

Venne qui non chiamato, se n’è andato senza che nessuno lo abbia cacciato

anche mentre veniva se ne andava, qual è qui la causa del dolore?

nessun lamento degli amici può essere sentito dalle ceneri del morto

perché dovrei affliggermi, egli segue il suo percorso

Udite le parole della moglie del brahmino Sakka chiese alla sorella “Signora che cosa rappresentava l’uomo morto per te?”

“Egli era mio fratello, mio signore”

“Signora di solito le sorelle amano i loro fratelli, perché non piangi?”

Ma ella per spiegare la ragione per la quale non piangeva proferì una strofa:

Anche se dovessi digiunare e piangere che vantaggio ne avrei?

mio fratello ahimè sarebbe ancora più infelice

nessun lamento degli amici può essere sentito dalle ceneri del morto

perché dovrei affliggermi, egli segue il suo percorso

Sakka, udite le parole della sorella chiese alla moglie del morto: “Signora chi era lui per te?”

“Egli era mio marito, mio signore”

“Donna, quando il marito muore, come tutte le vedove rimarrai sola e abbandonata, perché non piangi?”

Ma ella per spiegare la ragione per cui non si lamentava proferì una strofa:

Come i bambini invano piangono se non riescono ad afferrare la luna

così i mortali piangono per la perdita di coloro che amano

nessun lamento degli amici può essere sentito dalle ceneri del morto

perché dovrei affliggermi, egli segue il suo percorso

Sakka udite le parole della moglie si rivolse alla serva dicendo: “Donna chi era quest’uomo per te?”

“Egli era il mio padrone, mio signore “

“Senza dubbio devi essere stata oppressa, abusata e picchiata da lui e perciò, poiché non piangi, sei contenta della sua morte, ”

“Non dite così mio signore, non in questo caso, il mio giovane padrone era pieno di compassione, amore e pietà nei miei confronti ed era per me come un figlio adottivo”

“ Allora perché non piangi?”

Ed ella per spiegare la ragione per cui non piangeva proferì una strofa :

Chi può rimettere insieme i cocci di un vaso di terracotta quando si è rotto?

così piangere il morto è solo lavoro vano

nessun lamento degli amici può essere sentito dalle ceneri del morto

perché dovrei affliggermi, egli segue il suo percorso

Sakka, dopo aver ascoltato quello che tutti loro avevano detto, fu molto compiaciuto e disse: “Voi avete dimorato con attenzione nel pensiero della morte, perciò d’ora innanzi non avrete più la necessità di lavorare per vivere.

Io sono Sakka il Re del Paradiso!

Io creerò per voi abbondanti ed infinite ricchezze per la vostra casa.

Mantenete la legge morale, praticate la generosità, osservate i santi giorni, prestate attenzione al vostro comportamento.”

E ammonendoli in questo modo egli riempì la loro casa di beni e ricchezze senza fine e poi se ne andò.

Conclusioni : La meditazione dei quattro Guardiani e la Vipassana

Vipassana bhavana, lo sviluppo dell’Insight, è il cuore della meditazione Buddhista.

Essa è la sola ed unica via…. che porta alla realizzazione del Nibbana.

Ed è per questo che, chi desidera raggiungere la meta finale del sentiero Buddhista, deve inevitabilmente praticare la meditazione Vipassana.

Si può giungere ad essa direttamente, come nel caso di coloro che usano il puro Insight come veicolo (suddha vipassana yanika) o indirettamente, cioè dopo aver precedentemente praticato esercizi di meditazione di tranquillità/concentrazione

(samatha yanika).

Lo sviluppo delle pratiche legate alla concentrazione/tranquillità è in relazione ai metodi e alle preferenze individuali.

Colui che desidera percorrere il percorso detto samatha yanika dovrebbe dimorare molto più a lungo dei prescritti due minuti in ognuna delle contemplazioni precedentemente esposte, poiché questo breve lasso di tempo ha più il significato di un semplice esercizio preliminare per il meditatore che pratica il puro Insight (vipassana yanika).

E’ inoltre importante sottolineare che le meditazioni dei Quattro Guardiani trovano nella Vipassana il loro vero significato e completamento.

Per esempio, solo realizzando le Quattro Nobili Verità noi possiamo comprendere la profondità della saggezza del Buddha, giungendo così a perfezionare la fede nel Suo insegnamento.

Comprendendo la sofferenza, in noi stessi e negli altri, cresce dentro di noi la compassione e la gentilezza amorevole.

Contemplando il corpo per ciò che realmente è, se ne vede la sua natura insoddisfacente e disgustosa.

E “vedendo” il Nibbana, la completa cessazione della sofferenza, e la vera natura degli aggregati, la malattia più grande, noi vediamo e comprendiamo l’urgenza e la necessità di sforzarci diligentemente .

Da tutto ciò noi possiamo comprendere che gli insegnamenti del Buddha sono stati dati con un solo proposito: la totale liberazione dalla sofferenza.
Non dimentichiamolo mai.
Sforziamoci fino al raggiungimento dell’obiettivo finale.

Vuota questa barca, o monaco!
quando sarà vuota, viaggerà più leggera.
Sradicando passioni ed odio
raggiungerai il Nibbana

Dhammapada 369

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Inno di gioia

Anekajati samsaram sandhavissam anibbisam
gahakarakam gavesanto dukkha jati punappunam
gahakaraka dittho’ si puna geham na kahasi
sabba te phasuka bhagga gahakutam visamkhitam
visamkharagatam cittam tanhanam khayam ajjhaga

Ho vagabondato attraverso molte nascite,
cercando, senza trovarlo, il costruttore di questa casa.
E’ stato assai penoso ricominciare sempre daccapo.

Ora ti ho visto costruttore di questa casa,
non la ricostruirai di nuovo.
Tutte le travi sono rotte e il tetto è distrutto.
La mente ha raggiunto l’Incondizionato,
ha ottenuto
l’estinzione del desiderio.

Dhammapada
153, 154

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Un uomo può costruire mura lunghe molte miglia
per difendersi dai nemici ….
Ma come può impedire al nemico che è dentro di lui
di fargli del male ?
Possiamo iniziare con la pratica delle
Meditazioni dei Quattro Guardiani.
E dietro le loro mura di protezione
far crescere l’esercito della consapevolezza

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